Cosa sono le emozioni secondarie, quali intercorrono tra studenti e insegnanti: riconoscerle e ascoltarle

Fonte: orizzontescuola.it – 3 Dicembre 2020

Oggi tutti parlano di emozioni, e le competenze emotive sono molto valorizzate anche nel mondo della scuola, grazie all’insistenza sulle Life Skills e sul valore dell’intelligenza emotiva. Non è sempre stato così: c’è un lungo cammino della psicologia, della pedagogia e prima ancora della filosofia, per arrivare a parlare di emozioni in maniera così disinvolta come facciamo oggi. Eppure ci sono ancora molte convinzioni radicate che ormai non reggono alla prova della ricerca neuroscientifica, psicologica, e ad un’osservazione realmente attenta del nostro comportamento, a scuola come nella vita quotidiana. Sappiamo oggi ad esempio che quando decidiamo di acquistare un prodotto la valutazione cognitiva (i pro e i contra) arriva molto dopo quella rapidissima e potente del nostro cervello emotivo (il cosiddetto paleoencefalo), che in pochi millisecondi ha già preso la sua decisione. Di fronte a una forza così dirompente delle nostre dimensioni emotive ci domandiamo: è possibile controllare le nostre emozioni? Ha senso parlare di persone più o meno emotive? Le emozioni sono nemiche dell’apprendimento? E poi: siamo sicuri di conoscere a fondo le nostre emozioni? Può accadere che le un’emozione ne nasconda un’altra? Partiamo dal principio: come molti sanno dobbiamo a Paul Eckman, tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, la “scoperta” di emozioni universali, frutto di una lunga indagine transculturale che ha riscontrato alcuni modi archetipici, sempre uguali di esprimere il proprio vissuto interno: paura, gioia, disgusto, rabbia, disprezzo, sorpresa, vergogna. Sono le cosiddette emozioni primarie.

Abstract articolo di Redazione

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