“La scuola insegni a immaginare” Per cambiare il mondo si deve partire dalla fantasia dei bambini Parola di Rob Hopkins, pioniere dei borghi ecosostenibili e attivista per il clima: “Aveva ragione John Lennon, ascoltiamolo”

Fonte: la Repubblica – 9 dicembre 2020

“Imagine”, canta John Lennon nella canzone divenuta un inno globale: immaginate che non esistano l’inferno e il paradiso, che non ci sia nulla per cui uccidere o morire, che tutta la gente viva in pace. Quindi conclude: «Si potrebbe dire che io sia un sognatore, ma non sono l’unico, spero che un giorno vi unirete a noi e il mondo sarà un’unica entità». Ebbene, c’è chi ha scritto un manuale per spiegare come si fa a immaginare. Si chiama Rob Hopkins, è un ambientalista inglese di 52 anni, fondatore del Transition Movement, il movimento nato nel 2010 a Totnes,cittadina del Devon dove lui vive e in cui ha lanciato l’idea delle “città sostenibili”: pannelli solari su tutte le case, soltanto mezzi pubblici e biciclette, un orto dietro ogni casa, alberi da frutto lungo le strade da cui ognuno può cogliere nutrimento. (…) Un’altra è che l’immaginazione va insegnata come una materia scolastica. «In realtà è già stato fatto, proprio in Italia, negli asili e nelle scuole di Reggio Emilia, che dal primo dopo guerra sono diventati un esempio studiato in mezzo mondo per il tipo di educazione aperta, creativa e immaginativa che riuscivano a dare. Gli adulti in grado di non farsi manipolare da politici populisti nascono sui banchi di una scuola che li sprona a mettere in dubbio, a ragionare con la propria testa, a immaginare una realtà migliore». Viene in mente lo slogan del ’68, l’immaginazione al potere. «Sono nato un mese dopo la rivolta studentesca del maggio francese di quell’anno indimenticabile e credo che la sua lezione non si sia esaurita. Il ’68 fu una rivoluzione culturale, ora ne serve un’altra non meno dirompente, se vogliamo battere il populismo, il sovranismo, il nazionalismo. È chiaro che un progressismo timido e cauto non ha gli strumenti per farlo. Serve un altro slogan sessantottino: dobbiamo essere realisti e chiedere l’impossibile». Qualcuno direbbe che è l’ennesima utopia. «Tutti gli studi scientifici più autorevoli dicono che abbiamo 10-15anni di tempo per cambiare sistema prima che sia troppo tardi. Per creare un mondo diverso da quello odierno, in cui forse viaggeremo di meno, ma saremo più felici, meno ansiosi e più sani. In cui spenderemo di meno per compiti di polizia e di più per soccorrere le periferie emarginate in cui nasce il crimine. In cui i trasporti saranno tutti gratuiti, le città verdi e i lavori dignitosi e gratificanti, con meno catene di supermercati e più mercati rionali di prodotti locali. Non ci arriveremo a piccoli passi, bensì soltanto con una nuova visione, un grande sforzo di immaginazione collettiva. Che deve partire dall’alto, dai leader politici, ma anche dal basso, dai piccoli comportamenti quotidiani di ognuno di noi. L’immaginazione al potere è la carta per sconfiggere i Donald Trump di oggi e di domani».

Abstract articolo di Enrico Franceschini

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