Scuola, dopo 17 anni torna il concorso per gli insegnanti di religione. Ed è già polemica

Fonte: Corriere della sera – 16 dicembre 2020

Se non è vero che è andata così, le chiedano tutti scusa. Ma se è vero che quella maestra di Treviso («no mask e no vax», come risulta dai suoi profili web) ha invitato i suoi alunni di togliersi le mascherine perché «tanto muoiono solo i vecchi», non deve mai più mettere piede in classe. E non solo perché la battuta sugli anziani, se accertata, è troppo volgare e diseducativa in una società in cui il rispetto per i nonni (ricordate l’amara fiaba sulla scodella di legno dei fratelli Grimm?) è stato travolto dalla cultura dello scarto. Ma per un motivo non meno grave. Che utilità ha introdurre di nuovo l’educazione Civica nella scuola se poi un docente insegna agli studenti (dicendo «Io sono la maestra, dovete obbedire»!) a non rispettare le regole dello Stato? Certo, se si trattasse di imporre nella testa dei ragazzi principi di odio o superiorità razziale ogni docente avrebbe diritto a opporre la propria obiezione di coscienza. Ma di fronte a casi come questo? Un maestro cui lo Stato affida i suoi cittadini da crescere ha davvero diritto a dire quel che gli passa per la testa su temi come questo? E a insegnare da subito ai bambini a non rispettare le regole? Non è «solo» una questione sanitaria imposta dalla pandemia. Dio sa, in questi mesi, quante volte è stata invocato un maggior senso di disciplina. «Vi preghiamo…», «Vi scongiuro…», «Mettetevi una mano sulla coscienza…», «Ci appelliamo al vostro senso di responsabilità…». Sia chiaro: convincere è sempre meglio che imporre. Però… Però il sociologo e filosofo Émile Durkheim, oltre un secolo fa, scriveva: «Non tutto è gioco nella vita; bisogna quindi che il bambino si prepari allo sforzo, alla frustrazione, e di conseguenza sarebbe disastroso lasciargli credere che tutto si può fare giocando». Si sbagliava?

Abstract articolo di Gian Antonio Stella

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