FLOP CONCORSO: META’ CATTEDRE RESTERANNO VUOTE

E così, alla faccia di una macchina organizzativa abnorme e supercostosa, che ha visto mobilitati migliaia di docenti, controllori e addetti alla sicurezza sanitaria, il concorso straordinario della scuola si è rilevato un flop. I numeri parlano chiaro: delle 32mila assegnazioni previste ne andranno in porto infatti appena la metà, con comprensibili conseguenze sul nuovo anno scolastico. Non solo si era registrata fin da subito la scarsità di candidati, dato che in tanti non se la erano sentita di sfidare le difficoltà di spostamento e il pericolo di contagi. A ridurre ulteriormente il numero dei futuri docenti è stata l’altissima percentuale di bocciature. Una realtà, quest’ultima, che a rileggere le dichiarazioni dell’allora ministra Lucia Azzolina non era stata messa in conto ma che  evidentemente doveva essere presa in considerazione, quando invece veniva presentato il concorso come la soluzione miracolosa per risolvere in buona parte la questione delle cattedre vuote. All’opposto il problema è destinato a riproporsi a partire dal prossimo settembre, con numeri da capogiro. A rendere il boccone ancora più amaro è la soluzione che si va profilando: in pratica si pensa a un recupero dei candidati bocciati, attraverso una sorta di corso di abilitazione al termine del quale l’accesso all’insegnamento dovrebbe essere automatica. Un’ipotesi che non piace a tutti e che, tanto per cambiare, sta innescando nuove polemiche. La ciliegina sulla torta è uno studio che prevede come nei prossimi tre lustri andrà in pensione oltre la metà degli insegnanti. Quello delle cattedre vuote è destinato a essere un male cronico ma se la soluzione deve essere quella del tipo che si va profilando con il recupero di coloro che non sono risultati idonei e impreparati tanto vale pensare di eliminare i concorsi. Ci si ritroverà comunque senza insegnanti ma con almeno un sacco di soldi risparmiati.

Alberto Barelli

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