L’appello: «Università non penalizzi le donne, hanno pagato il prezzo più alto nella pandemia»

Fonte: Il manifesto – 24 giugno 2021

Testo dell’appello sottoscritto da 400 docenti

«Onorevole Ministra, magnifici Rettori e Rettrici, ci appelliamo a Voi per chiedere l’introduzione di correttivi nelle Abilitazioni Scientifiche Nazionali e nelle procedure di assegnazione degli scatti stipendiali che tutelino le candidate e le docenti donne dalla squalifica per scarsa produttività scientifica o per inferiore impegno didattico e istituzionale nel biennio di emergenza Covid (2020/2021). »

Nonostante la pandemia abbia messo a dura prova l’intero corpo accademico, i costi che stanno pagando le donne nell’Università, così come nel mondo intero, sono straordinariamente alti. La responsabilità per «la cura» dell’ambiente domestico, dei figli, delle persone anziane, delle persone con disabilità, delle persone ammalate e colpite dal Covid, si è riversata in misura sproporzionata sulle spalle delle donne che in tutte le situazioni di emergenza tendono purtroppo a divenire in Italia sinonimo di «famiglia».

Dove regrediscono la scuola e i servizi primari, la sanità e i supporti domestici, dove ci si appella alla «famiglia» per compensare le carenze pubbliche e private, i compiti sono in realtà assunti nella maggioranza dei casi da donne tra i 25 e i 70 anni, in età adulta e lavorativa.

Come tristemente rivelano dati relativi a qualsiasi paese e fascia sociale, le conseguenze maggiori si stanno avvertendo nel campo del lavoro. Per quanto riguarda l’Italia, i diversi indicatori Istat pubblicati da tutti i giornali sono sufficienti a denunciare l’emergenza occupazionale femminile in coincidenza con la pandemia.

Se, in qualità di dipendenti pubbliche, le docenti universitarie pagano certamente un costo inferiore rispetto ad altre lavoratrici, non va sottovalutato l’impatto che i fenomeni descritti stanno avendo e avranno sulle carriere femminili all’interno dell’Università.

Si avrà certamente un calo della produttività scientifica e dell’impegno didattico e istituzionale nell’arco di questi due anni, dovuto all’impossibilità da parte di molte di noi di mantenere standard paragonabili a quelli maschili: se questo è un problema esistente già in condizioni di vita normali, l’emergenza Covid lo ha acutizzato in termini esponenziali.

L’assegnazione degli scatti così come gli avanzamenti di carriera sono concepiti in Italia secondo criteri di merito.

Ma il merito deve esprimere il voler fare e il fare bene, non il poter fare. Non tener conto del fatto che molte donne sono state impossibilitate a fare in queste circostanze eccezionali, come avverrebbe trascurando le motivazioni del calo di produttività nelle prossime Abilitazioni Scientifiche Nazionali o premiando indistintamente i meriti ai fini degli scatti stipendiali, si tradurrebbe ai nostri occhi in una forma di discriminazione delle intelligenze femminili e di svalutazione del grande apporto fornito dalle donne in questi due difficilissimi anni.

Ecco perché Vi chiediamo un intervento non di «protezione» delle docenti universitarie italiane, ma di «riconoscimento» dell’impegno che nella maggior parte dei casi hanno profuso su tanti fronti.

Dall’Università auspichiamo possa partire una presa di parola e di consapevolezza su un problema che travalica l’accademia e riguarda la società intera in questo difficile presente storico».

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