Il caro prezzi si fa sentire anche sul Natale

Quello di quest’anno sarà un Natale in cui gli italiani saranno più attenti al portafogli, non solo per l’acquisto di regali, ma anche in preparazione dei vari cenoni.

La decisione di spendere meno è dovuta sia al caro vita, che all’aumento dei prezzi del settore energetico, ma anche, purtroppo, alla speculazione.

Spesa per i regali in diminuzione – ma non c’è da preoccuparsi

Secondo l’ufficio Studi di Confcommercio, quest’anno la spesa media pro capite per i regali di Natale sarà la più bassa da oltre un decennio.

In media, infatti, gli italiani spenderanno 157 euro a testa contro i 169 euro dell’anno scorso.

In termini reali, la spesa aggregata è in continua diminuzione.

Nel 2009 si attestava a 14,4 miliardi di euro, dieci anni dopo invece era scesa a 9,6 miliardi mentre nel 2021 è arrivata a 7,4 miliardi. Ma secondo il direttore dell’ufficio Studi, Mariano Bella, non è un dato preoccupante: “Ci aspettiamo sorprese positive in un contesto difficile, a meno che non ci sia un crollo della fiducia”.

Fiducia che, sempre secondo Confcommercio, è davvero migliorata visto l’andamento delle vendite da record durante il Black Friday: le aspettative quindi sono alte.

Rincari cibo e addobbi: colpa dell’inflazione ma soprattutto della speculazione

Lanciano un allarme il Codacons Assoutenti, che hanno messo a confronto i prezzi del 2021 con quelli attuali dei prodotti tipici che si acquistano per il Natale.

Risultato: spenderemo ben 340 milioni di euro in più.

Gli aumenti più eclatanti sono quelli che riguardano i dolci natalizi per eccellenza: il panettone e il pandoro. Secondo il Codacons, i dolci industriali registrano in media un aumento del 37% e, addirittura, alcune marche alzeranno il prezzo del 59%.

Il rincaro si registra in praticamente tutti i tipi di alimenti

Rispetto all’anno scorso, “si spende oggi il 10,5% in più per la carne, il 10% in più per il pesce, il 21,6% in più per le uova, il 41,7% in più per il burro, il 52,3% in più per l’olio di semi.

Lo zucchero sale del 49%, la verdura del 15,2%, l’acqua minerale del 15,5%. Costerà di più anche brindare per il nuovo anno: il vino sale del 6%, i liquori del 5,3%, la birra del 10,3%.

Forti aumenti anche per il latte, i formaggi (+16,8%), il riso (+35,3%), farina cereali (+23,5%), il pane (+15,9%) e la pasta (+21,3%)”.

Non solo cibo: anche le luminarie addobbi di vario tipo hanno subito un’impennata.

Rispetto al 2021, prezzi degli alberi sintetici sono aumentati del circa 40%, quelli delle luminarie del 25%, le palline di Natale e decorazioni varie del 20%.

Da cosa derivano questi aumenti vertiginosi? Secondo il Codacons, la colpa non è della guerra in Ucraina né dell’aumento dei prezzi del settore energetico. “Sui prezzi al dettaglio di alcuni prodotti pesano in modo evidente le speculazioni”, ha dichiarato il presidente del Codacons Carlo Rienzi.

Che ha concluso: “Crediamo la Guardia di Finanza debba intervenire con indagini su tutto il territorio volte a verificare le cause di tali abnormi rincari e sanzionare gli operatori scorretti”.

Da oggi e per tutta la settimana sono previste mobilitazioni in tutte le regioni del personale della scuola.

La protesta è promossa dai sindacati Cgil e Cisl contro la legge di bilancio appena approvata dal governo Meloni, della quale si contestano le scelte in materia di pensioni, precariato e fisco.

Il ridimensionamento della discordia.

Per il personale della scuola l’articolo contestato è il 99, che prevede il ridimensionamento degli istituti scolastici autonomi e del numero dei dirigenti.

In pratica i plessi verranno suddivisi in un numero più contenuto di istituti autonomi.

Anche questo aspetto non piace ai sindacati, che denunciano un aggravamento di una situazione già ora spesso ingestibile, dal momento che in alcuni casi si raggiunge un raggruppamento di oltre venti istituti.

No all’autonomia differenziata.

Al centro della protesta è anche l’accelerazione del processo di autonomia differenziata, che rischia di compromettere l’omogeneità del sistema nazionale d’istruzione.

Il personale della scuola potrebbe infatti passare alle dipendenze delle Regioni, con il rischio di disparità della qualità della scuola tra regioni ricche e più povere.

Pensioni, fisco e precari.

Infine i sindacati chiedono maggiori risorse per la scuola pubblica, contestando la decisione di destinare ancora più finanziamenti agli istituti privati.

Il terreno di scontro è anche quello del precariato, questione sulla quale non si vedono all’orizzonte provvedimenti risolutivi, e le questioni legate al fisco.

Gaia Lupattelli

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