Suona la sveglia alle sei e mezza del mattino. Per un adulto la giornata è appena iniziata, ma per un adolescente quel trillo rappresenta l’interruzione brutale di un ciclo del sonno che, dal punto di vista biologico, avrebbe bisogno di altre due ore di riposo. Chi frequenta le superiori sa bene cosa significhi affrontare la spiegazione di matematica o la versione di greco alle otto del mattino con gli occhi sbarrati dalla caffeina e la mente completamente annebbiata dalla stanchezza cronica.
La scienza del sonno: perché i ragazzi non riescono a dormire presto
Non si tratta di pigrizia giovanile o di cattive abitudini notturne legate all’uso degli smartphone, come spesso ripetono i luoghi comuni degli adulti. La neurobiologia ha dimostrato ampiamente che durante l’adolescenza il ritmo circadiano subisce uno spostamento naturale: il rilascio di melatonina avviene più tardi la sera, rendendo biologicamente impossibile per un sedicenne addormentarsi prima delle undici o mezzanotte. Costringerli a svegliarsi all’alba significa condannarli a un deficit di sonno cronico permanente.
L’esperimenti internazionali sugli orari di ingresso posticipati
In diversi Paesi anglosassoni e nordeuropei, alcune scuole superiori hanno iniziato a sperimentare lo spostamento dell’orario di ingresso alle nove del mattino anziché alle otto. I risultati registrati dai ricercatori sono stati clamorosi: calo vertiginoso dell’assenteismo, riduzione dei tassi di depressione giovanile, miglioramento netto dell’umore e persino un incremento significativo dei voti nelle materie scientifiche e umanistiche.
Rovesciare i dogmi organizzativi per il bene degli studenti
In Italia l’idea di posticipare l’orario d’ingresso urta contro una muraglia di ostacoli logistici insormontabili: gli orari dei trasporti pubblici, le coincidenze con le scuole elementari e medie, e le esigenze lavorative dei genitori. Eppure, bisognerebbe iniziare a chiedersi se un’organizzazione scolastica rigida debba prevalere sulla salute psicofisica e biologica dei ragazzi. Ascoltare i bisogni reali degli studenti significa anche avere il coraggio di ridiscutere i dogmi orari del passato.
Sara Appolloni




