Dopo dieci giorni di occupazione e una frattura sempre più profonda all’interno dell’ateneo, la rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi, ha preso una decisione destinata a far discutere. Accettando la proposta del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, una parte della didattica in presenza riprenderà al Grattacielo della Regione, mentre il Campus Einaudi resta saldamente nelle mani degli studenti protestatari.
La svolta dopo l’incontro con il governatore
La notizia è arrivata ieri mattina, al termine di un sopralluogo nella sede della Regione. La rettrice Prandi ha ufficialmente accettato la disponibilità di 500 posti nel centro congressi del Grattacielo, una mossa che suona come una risposta netta agli occupanti. Per circa 17.000 studenti le aule del Campus sono chiuse da giorni e le lezioni si svolgono esclusivamente online, una situazione che l’ateneo ha definito insostenibile per la qualità della formazione.
Le ragioni della protesta e la piattaforma degli studenti
L’occupazione, iniziata lo scorso 25 ottobre, non è un fatto isolato. Gli studenti del collettivo Cambiare Rotta, insieme a Studenti Indipendenti e Assemblea Cps, hanno formulato una piattaforma complessa che intreccia diritto allo studio e politica internazionale. Le richieste spaziano dalla sottrazione dell’Italia dall’accordo con la Nato al 5% del Pil entro il 2035, fino alla richiesta che il 96% dei 33.000 studentati costruiti con i fondi Pnrr venga posto sotto un ente pubblico, uscendo dal circuito del mercato immobiliare.
La frattura nell’ateneo: docenti divisi e petizioni
Il clima a Palazzo Nuovo e al Campus Einaudi è incandescente. Da una parte, circa un centinaio di docenti ha espresso sostegno all’occupazione; dall’altra, una petizione per chiedere la liberazione del Campus ha superato le mille adesioni. La rettrice Prandi ha ribadito la priorità di restituire gli spazi alla comunità universitaria, ma ha anche teso una mano, annunciando che il Senato Accademico incontrerà una delegazione di studenti in una seduta straordinaria per ascoltare le loro istanze.
La replica del collettivo: “Mossa strumentale”
La risposta degli occupanti non si è fatta attendere. Cambiare Rotta ha definito l’offerta del Grattacielo come “l’ennesima prova inequivocabile del fatto che la possibilità di venire incontro agli studenti ci sono, ma si rifiutano di farlo, li usano invece soltanto in maniera strumentale quando conviene loro politicamente”. Il collettivo ha inoltre annunciato che la mobilitazione proseguirà e che potrebbe estendersi ad altre sedi, come Palazzo Nuovo, alimentando il timore di un effetto domino in vista delle prossime settimane.
Quale futuro per il diritto allo studio?
Al di là delle singole rivendicazioni, la vicenda torinese solleva interrogativi profondi sul modello di università che si sta delineando. La questione degli studentati e del caro affitti non è nuova, ma l’occupazione ha avuto il merito di riportarla al centro del dibattito pubblico. Mentre la didattica prova a ripartire in una sede istituzionale, resta da capire se questo episodio porterà a un reale tavolo di confronto sulle politiche abitative e sul finanziamento del diritto allo studio, o se rimarrà l’ennesima frattura tra istituzioni e movimento studentesco.
Sara Appolloni




