Il sistema educativo italiano segna un ulteriore passaggio concettuale e normativo nell’evoluzione della scuola secondaria di secondo grado: il superamento della denominazione dei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO) a favore della dicitura FSL (Formazione per le Competenze e Sviluppo del Lavoro). La transizione si inserisce nel quadro attuativo delle riforme PNRR e trova il suo fondamento applicativo nei decreti ministeriali legati alle nuove Linee guida per l’orientamento (tra cui il D.M. 328/2022) e nell’integrazione con la Legge 85/2023 per la sicurezza nei luoghi di lavoro e nei percorsi formativi. La nuova dicitura intende rimarcare la priorità assegnata alla dimensione laboratoriale, alla sicurezza reale negli ambienti ospitanti e all’allineamento tra competenze teoriche e tessuto produttivo.
Le novità introdotte con il passaggio a FSL
Il passaggio da PCTO a FSL non è un semplice cambio di acronimo, ma punta a correggere le criticità strutturali emerse negli ultimi anni. Le nuove disposizioni impongono una rigorosa revisione dei patti formativi e delle convenzioni: viene rafforzata la tutela della salute e della sicurezza degli studenti, rendendo obbligatoria una formazione specifica preventiva erogata dalla scuola ed equiparando la figura dello studente in formazione a quella del lavoratore ai fini della tutela INAIL. Inoltre, la FSL viene integrata in modo più stringente all’interno del Registro delle competenze e nel Portale Unico dell’Orientamento, ponendo al centro la documentazione delle competenze pratiche maturate durante il percorso.
Le divergenze operative tra Istituti Tecnici e Licei
L’applicazione della FSL fa emergere marcate differenze tra le diverse tipologie di istruzione. Negli Istituti Tecnici e Professionali, il monte ore previsto si intreccia in modo naturale con gli indirizzi di studio e la vocazione laboratoriale delle classi; qui l’esperienza in azienda o in officina costituisce la prosecuzione diretta dell’insegnamento d’aula. Al contrario, nei Licei (classico, scientifico, linguistico, umano), l’integrazione di percorsi formativi legati al lavoro incontra maggiori resistenze e complessità metodologiche. Spesso l’attività nei contesti liceali rischia di trasformarsi in tirocini burocratici o in seminari puramente teorici, faticando a trovare una convergenza coerente con le discipline umanistiche e scientifiche di base.
La criticità strutturale nei piccoli territori e nelle province isolate
Una delle sfide più complesse per la riuscita dei percorsi FSL riguarda la marcata sperequazione geografica del tessuto economico. Nelle grandi aree metropolitane o nei distretti industriali avanzati, le scuole possono contare su una fitta rete di aziende, enti di ricerca e multinazionali disposti a stipulare convenzioni. Nelle piccole province e nelle aree interne, al contrario, gli istituti scolastici si scontrano con la carenza di partner pubblici o privati in grado di accogliere centinaia di studenti ogni anno. In questi contesti, le scuole sono spesso costrette ad accontentarsi di accordi con piccole realtà commerciali locali o a ricorrere quasi esclusivamente a moduli di formazione simulated/online, snaturando la componente di esperienza diretta sul campo.
Trasparenza, monitoraggio e il ruolo del Tutor scolastico
Per superare i limiti applicativi registrati nel passato, l’architettura dei FSL fa perno sulla figura del Docente Tutor dell’orientamento, introdotta con il piano di riforma dell’istruzione secondaria. Il Tutor ha il compito di affiancare lo studente nella scelta delle esperienze, monitorare il rispetto degli obiettivi formativi concordati con il tutor aziendale ed evitare che l’attività si risolva in un mero adempimento di ore da rendicontare per l’ammissione all’Esame di Stato. Il successo della nuova Formazione per le Competenze dipenderà proprio dalla capacità di garantire trasparenza, qualità ed equità di accesso su tutto il territorio nazionale.
Sara Appolloni




