Docente di Italiano L2: il debutto in aula per l’inclusione degli studenti non madrelingua

L’avvio del nuovo anno scolastico segna l’ingresso ufficiale nei quadri orari di una figura professionale altamente specializzata: il docente di Italiano L2 (Italiano come seconda lingua). Pensata per rispondere alla crescente eterogeneità culturale e linguistica delle aule italiane, questa innovazione punta a superare l’accoglienza spontanea del passato, trasformando l’integrazione degli alunni con background migratorio in un percorso strutturato e permanente.

Il quadro normativo: dal Decreto Legge 71/2024 alla classe di concorso A-23

L’introduzione di questa figura trova il suo fondamento nel Decreto Legge 31 maggio 2024, n. 71 (convertito dalla Legge 29 luglio 2024, n. 106), che ha previsto l’impiego di docenti con formazione specifica per il potenziamento della lingua italiana.

Tali incarichi attingono in modo prioritario al personale abilitato per la classe di concorso A-23 (Lingua italiana per discenti di lingua straniera), istituita dal D.P.R. 19/2016. La norma garantisce risorse dedicate alle classi che presentano significative percentuali di alunni non madrelingua, garantendo loro un supporto mirato.

La distinzione tra lingua della comunicazione e lingua dello studio

Sul piano pedagogico, l’azione del docente si fonda su una distinzione chiave:

  • Lingua della comunicazione (BICS): l’italiano informale usato nelle relazioni quotidiane e durante la ricreazione, appreso in tempi brevi.
  • Lingua dello studio (CALP): il linguaggio specialistico delle singole discipline (storia, fisica, biologia), caratterizzato da un lessico astratto e da strutture sintattiche complesse.

Il docente L2 lavora prioritariamente su questo secondo livello, aiutando gli studenti a decodificare i manuali scolastici e a sviluppare competenze di scrittura formale.

Modalità organizzative: tra laboratorio e compresenza

L’attività del docente specializzato viene integrata nella didattica ordinaria attraverso due modalità operative:

  • Laboratori per piccoli gruppi: moduli dedicati all’acquisizione delle strutture grammaticali e del lessico di base.
  • Interventi in compresenza: affiancamento direttamente in aula durante le ore curricolari, per supportare la comprensione dei contenuti insieme al docente di materia.

Questo approccio evita l’isolamento dello studente e favorisce un clima di apprendimento cooperativo all’interno dell’intero gruppo classe.

Contrasto alla dispersione e coesione sociale

L’assenza di un supporto linguistico strutturato è stata storicamente una delle prime cause di ritardo scolastico e abbandono precoce tra gli alunni stranieri. L’impiego della figura L2 punta ad abbattere queste barriere, garantendo pari opportunità di partecipazione e successo formativo.

Riconoscere l’integrazione linguistica come una competenza professionale specifica rappresenta una scelta di sistema fondamentale, capace di rendere la scuola italiana un luogo sempre più inclusivo e attento ai bisogni di ciascuno.

Sara Appolloni

Articoli recenti