La didattica a distanza e il nonno di Adele

Noi della Scuola da oggi dedica una serie di articoli alla didattica a distanza, alla ricerca delle sue prospettive, dei suoi limiti e anche dei suoi rischi ma certi che la didattica a distanza sarà uno dei grandi temi della scuola anche se, come tutti ci auguriamo, il 14 settembre prossimo, torneremo in classe.

Lo scarto tecnologico che ha determinato spinta da un’emergenza sanitaria mondiale, è un punto di non ritorno. Anzi paradossalmente, eravamo pronti per questo progresso, uno dei tanti che l’uomo ha compiuto spinto dalla necessità, da una forza maggiore, dallo spirito di sopravvivenza.

Noi della Scuola scommette da tempo sulle potenzialità delle reti digitali nel riqualificare gli strumenti della conoscenza, nel renderla più democratica e disponibile a prescindere dagli ambienti istituzionali della conoscenza, dai suoi luoghi fisici. Pensiamo che l’evoluzione delle tecnologie produca cambiamenti analoghi nelle strutture dell’apprendimento, negli interrogativi su cui il sapere si divide, nelle sfide che la società pone alla scienza.

Noi della Scuola ritiene che la didattica a distanza, la DAD come abbiamo imparato a chiamarla nei mesi del lock down, non sostituirà la didattica in presenza perché non ne è l’alternativa. La didattica a distanza è una modalità di gestione di contenuti didattici non la loro trasmissione, che rimane appannaggio dei maestri, degli insegnanti.

È un equivoco nato dalle contingenze con cui ha fatto irruzione sui monitor di tante famiglie credere che la didattica a distanza sia lo spostamento della scuola fisica su uno schermo. Così come è singolare attribuirle responsabilità nella deriva dei giovani verso relazioni virtuali, smaterializzate o mediate dal potere aggregante di un video gioco, un social media, una app.

È invece un’avventura a cui vogliamo partecipare l’indagine sulle potenzialità e gli sviluppi che avrà in futuro, quando la sua vocazione di didattica digitale sarà meglio definita e separata dalla didattica tradizionale a distanza, con cui la scuola italiana meritoriamente è riuscita a superare il distanziamento fisico e l’improvviso black out della routine quotidiana per tutti gli studenti della scuola italiana.

La didattica a distanza, anche se ad ognuno di noi è accaduto prima o poi di maledirla durante il lock down, è stata un’alleata contro l’alienazione per figli e genitori, un surrogato di normalità che scandiva la giornata, ha rischiarato di polveri sottili i nostri cieli, dimostrando le enormi ricadute positive delle attività smarting nel mix ambientale dei contesti urbani.

Ed allora, iniziamo…

IL NONNO DI ADELE

Adele ha 6 anni e frequenta “l’ultimo anno di asilo” come tiene a dire. Va dalle monache e ne è felice.

La settimana scorsa ho assistito ad una lezione online con la sua maestra e i compagni. Presissima davanti allo schermo del computer sorrideva ansiosa.

“Mae come stai?”, “mae sei bella”, “mae… mae… mae…” e la maestra affabile e attenta ha avuto una parola per ognuno e a tutti ha chiesto qualcosa. La connessione ogni tanto rallentava e sentivo tutti “mae… mae…” sembravano i pulcini che pigolavano alla loro mamma.

Più che una lezione è stato un ritrovarsi e vedersi, un rassicurare che non era cambiato niente e presto sarebbero tornati insieme. Poi una vocina ha detto “mae mi manchi” e tutti dietro “mae mi manchi, mae ti voglio, mae…” e i lucciconi negli occhi. Qualcuno ha abbracciato lo schermo piangendo e una lacrimuccia è uscita anche a me.

L’online secondo me va benissimo per gli adulti, un po’ meno per gli adolescenti, per i bambini no.

La scuola è socialità innanzitutto, la crescita è comune, il modello è l’insegnante e i compagni la base che li sostiene. La comunicazione è fondamentale ed è più importante dei contenuti.

Ha fatto bene il Miur ad obbligare i futuri insegnanti a formarsi nelle materie psicopedagogiche, 24 CFU, che aiutano a trasmettere le conoscenze facilitando l’apprendimento dei loro discenti.

Ed ha fatto ancora meglio riconoscendo maggiori crediti in graduatoria a chi approfondisce ulteriormente l’arte dell’insegnare con i vari Master su:

L’insegnamento fatto bene diventa così una missione che guida i nostri giovani a diventare attori consapevoli e positivi della società futura.

E chi lo fa a sentirsi creatori di quello stesso futuro.

M.P.


E tu? Che esperienza hai avuto con la didattica distanza del lock down? Dillo a www.noidellascuola.it!

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