L’anno che verrà

Dicembre da sempre è un mese di bilanci, ma quest’anno per ovvi motivi sarebbe opportuno parlare di considerazioni personali: ho chiesto ad una parte di amici e parenti di rendermi note le loro considerazioni sul 2020 e i loro progetti futuri. La maggior parte, ha definito il 2020 come un anno da dimenticare: la pandemia ci ha travolto e stravolto, le nostre abitudini sono cambiate repentinamente e con esse il nostro modo di relazionarci agli altri. Chi ha perso un proprio caro a causa del virus, ha evidenziato la situazione di solitudine e d isolamento che accompagna la malattia e non riesce a darsi pace per non aver potuto dare un ultimo saluto, un’ultima carezza e forse questo è un aspetto che va assolutamente rivisto, in quanto deve esistere anche una “dignità della morte”. Tralasciando l’aspetto epidemiologico, questa situazione ha travolto l’economia dell’intero paese che ha mostrato tutte le sue fragilità, quasi come se fosse un paese non civilizzato: anni di tagli a settori fondamentali come istruzione, trasporti, sanità ci hanno fatto trovare impreparati nell’affrontare l’emergenza. Se a ciò si aggiunge che tutte le restrizioni messe in atto per limitare il numero di contagi, stanno bloccando da mesi, interi settori lavorativi, senza peraltro aiuti sufficienti di contro, ci troviamo di fronte ad una bomba ad orologeria pronta a scoppiare da un momento all’altro. Anche se in minima percentuale, qualcuno ha cercato di trovare qualche aspetto positivo in questo in questo 2020, laddove le difficoltà diventano opportunità ed un individuo scopre di avere risorse personali che non pensava di possedere: aver preso coscienza dell’unicità della vita e del suo trasformarsi da un momento all’altro ha spinto ad abbandonare il ruolo che gli aveva imposto la società, ad inseguire le proprie attitudini naturali, ad instaurare una nuova rete di contatti che si tramuti in opportunità reali nel 2021. E riguardo il nuovo anno che sta per arrivare, quasi nessuno vuole fare progetti, ma tutti si augurano che quantomeno si riesca a stabilire un equilibrio e a ritrovare la serenità persa, poiché “vivere è una cosa diversa dal sopravvivere”. Siamo a volte, più abituati a lamentarci, a criticare, a difenderci, sarebbe interessante invece, tornare in equilibrio, e bilanciare anche con momenti di ringraziamento. La gratitudine è qualcosa a cui ci si educa, più lo si fa più diventa naturale. Inoltre, è certamente anche frutto di insegnamento: i nostri figli imparano da noi, possiamo chiedergli di essere gentili, dobbiamo insegnargli ad essere grati. Insomma, stiamo entrando nel nuovo anno senza bussola, disorientati in un mondo che sembra dominato dalle varianti del virus, con l’orecchio teso agli oracoli dei virologi, nuovi profeti del nostro destino. Eppure, se ci pensiamo bene, ci sono diversi motivi per non essere depressi e per guardare con fiducia all’anno che verrà. Il nuovo vaccino è arrivato anche in Italia; si apre così una nuova fase che, speriamo in un tempo relativamente breve, ci possa preservare dal virus e fugare dubbi e perplessità avanzati dagli scettici. Possiamo allora guardare all’avvenire cercando un nuovo senso individuale e collettivo, proiettati verso un domani che non può vederci spettatori spaventati e sfiduciati, ma che ci chiama ad essere protagonisti del nostro futuro e di una nuova rinascita.

Gaia Lupattelli

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