Federico Ronchetti: «Senza la ricerca l’Italia non riparte. Spieghiamolo ai politici»

Fonte: il manifesto – 7 gennaio 2021

Scienziati del calibro di Ugo Amaldi, Angela Bracco, Cinzia Caporale, Luciano Maiani o Giorgio Parisi hanno inviato al premier Conte e al ministro Manfredi una lettera aperta (la seconda, da ottobre) per sollecitare il governo a non dimenticare la ricerca scientifica, quale fattore trainante dello sviluppo, nella ripartizione del Recovery Fund. La proposta è di investire 15 miliardi di euro in 5 anni, «pari al 7% della cifra stimata per l’Italia nel piano Next Generation Eu», con l’obiettivo di avvicinarsi nel campo della ricerca al passo dei principali Paesi europei. L’appello dei 14 luminari italiani riprende in parte quello che il fisico Federico Ronchetti, ricercatore del Cern e dell’Infn, ha definito il #PianoAmaldi (estrapolato dal contributo dell’esimio Prof. di Fisica ad un convegno su «Pandemia e resilienza») con un hashtag di successo che da maggio scorso ha scalato le classifiche social ed è quasi diventato un Trend Twitter con 13 milioni di visualizzazioni. Dott. Ronchetti, in sintesi, cosa prevede il Piano Amaldi? Chiede di raddoppiare entro il 2026 i fondi per la ricerca di base e applicata (sulla prima il doppio che sulla seconda). L’Italia investe sulla ricerca lo 0,5% del Pil, mentre la Francia lo 0,8% e la Germania l’1,1%. Berlino stanzia il quadruplo dell’Italia, visto che il loro Pil è il doppio del nostro. Ecco perché la Germania è più ricca e sviluppata. Il Piano Amaldi propone alcune riforme, divise in quattro punti. Primo: aumento delle risorse umane e eliminare la burocrazia. Secondo: potenziare le infrastrutture. Terzo: finanziamento dei progetti. Quarto: trasferimento tecnologico dal pubblico verso il privato, sul modello del Fraunhofer Network. Di esempi se ne potrebbero fare molti: il formato Mp3 è un prodotto del Fraunhofer Network, che si occupa anche di e-government, identità digitale, archiviazione di dati sanitari, ecc. Il nostro si chiama «Progetto Quantum Italia», ed è la parte applicativa del Piano Amaldi, ancora tutto da pensare. In sostanza, il Piano Amaldi è più ambizioso rispetto alle richieste avanzate nella lettera degli scienziati. È così? Si, ed è anche più favorevole alle nuove generazioni. Perché è chiaro che mentre la scienza italiana punta ai 15 miliardi, nel 2026 gli altri Paesi europei avranno incentivato ulteriormente i loro finanziamenti alla ricerca pubblica. Lasciandoci sempre più indietro. Uno dei vostri obiettivi primari è quello di creare un movimento di opinione. Quale reazione ha registrato sui social il suo hashtag, e quali partiti si sono mostrati interessati? Le risposta delle persone sui social è stata davvero molto importante, e inusuale per un tema così. Anche la stampa ha risposto molto bene, la televisione meno. Purtroppo invece la politica, sia i partiti della maggioranza che quelli dell’opposizione, è stata un muro di gomma, malgrado le nostre tante sollecitazioni. Uniche eccezioni: Marco Bentivogli, +Europa, Azione, Possibile e Mara Carfagna che ha rilasciato una dichiarazione favorevole ma poi non ha fatto più nulla. Ora stiamo raccogliendo firma su una petizione lanciata su Change.org/PianoAmaldi. Ma se la politica non capisce, o fa finta di non capire, è il colpo di grazia per l’Italia. Perché questo treno dei fondi europei non ripassa. E se tutti i settori trainanti della nostra economia sono stati spazzati via da un virus, mentre solo l’hi-tech ha sviluppato ricchezza, allora noi abbiamo un’unica possibilità di dare un futuro ai nostri ragazzi: finanziare istruzione e ricerca. Soprattutto, farli diventare un valore.

Abstract articolo di Eleonora Martini

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