Covid e maturità, le priorità del ministro Bianchi

Fonte Italia Oggi – 16 febbraio 2021

Il nuovo ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi deve fare i conti con l’evoluzione dell’epidemia che fa paventare un nuovo lockdown. L’Istituto superiore di sanità, alla luce delle ultime rilevazioni, ha chiesto misure maggiormente restrittive contro l’epidemia. A far paura sono soprattutto le varianti del Covid e i sindacati tornano a sollecitare un monitoraggio anche a campione, ma che faccia chiarezza sull’effettività contagiosità delle scuole. «occorrono dati certi per decidere in serenità – spiega Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil, così come che ci siano screening di massa e tamponi veloci proprio nelle scuole, per studenti e docenti». Intanto il ministro Bianchi, economista, assessore per dieci anni all’istruzione nella regione Emilia Romagna, già rettore dell’Università di Ferrara, considerato tecnico di area (Pd), ga già messo le sue idee sulla scuola nero su bianco nel documento consegnato il 13 luglio scorso proprio alla Azzolina dal comitato di 18 esperti di cui era presidente e che sempre la ministra grillina aveva voluto insediare. Un rapporto sulla scuola ai tempi del Covid e dopo il Covid denominato: «Idee e proposte per una scuola che guarda al futuro». Il documento è rimasto in un cassetto fino al 13 febbraio scorso. Data di insediamento del nuovo titolare di viale Trastevere, che ne ha disposto tempestivamente la pubblicazione sul sito web del dicastero. Il piano di riforme di Bianchi è suddiviso in 7 punti. Tra questi, la rivisitazione delle competenze, che devono comprendere anche i nuovi strumenti di comunicazione e di analisi, la capacità di comprendere e affrontare i cambiamenti continui. Altro punto decisivo, rivedere il curricolo, in modo tale che possa integrare cultura scientifica, cultura umanistica e tecnologie digitali anche tramite uno sfoltimento dei contenuti al fine di renderli «essenziali» e di più efficace apprendimento. Un quarto punto è incentrato sull’autonomia intesa come leva per poter aprire la scuola al territorio, estendendo a tutto il paese le tante esperienze già presenti nelle diverse realtà territoriali. Il rapporto riprende anche il tema dell’autonomia solidale, finalizzata al riequilibrio delle opportunità rispetto ai diritti. Sempre secondo il comitato, va superata l’aula come spazio chiuso ed obbligato, per approdare verso architetture più flessibili e tali da rispondere a bisogni educativi che possono mutare nel tempo. Infine, il rapporto solleva la questione del personale. Che secondo il comitato deve essere sempre più formato e qualificato per affrontare le nuove sfide. A questo proposito il comitato ha sottolineato la necessità di un forte investimento nella formazione e nel reclutamento del personale della scuola, in particolare dei docenti, la cui funzione deve diventare socialmente più attrattiva. Si devono assicurare, innanzitutto, le basi culturali e disciplinari, pedagogico-didattiche, psicologiche e gestionali necessarie al superamento proprio dei paradigmi didattici e degli schemi organizzativi ereditati dal passato. Secondo il comitato vanno rivisti e ristrutturati i percorsi di formazione iniziale. In tale prospettiva sarà necessario instaurare un collegamento più forte con i meccanismi di reclutamento e di selezione, valutando il fabbisogno professionale, presente e futuro.

Abstract articolo di Alessandro Ricciardi e Carlo Forte

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