Pubblicato Rapporto Istat: 8% degli alunni esclusi dalla DAD e sale al 23% tra gli alunni con disabilità.

Pubblicato il Rapporto sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità 2019-2020 di Istat: sono 70 mila gli alunni con disabilità, pari al 23% che sono rimasti esclusi dalla didattica a distanza tra aprile e giugno, al Sud si arriva la 29%. Inoltre l’8% degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado non ha potuto usufruire della DAD: “in questa fase molto particolare della didattica”, riporta l’Istat,” avere a disposizione la connessione e il pc, oltre ad essere un fattore predittivo fondamentale per un adeguato sviluppo di competenze, diventa un requisito per l’accesso all’istruzione”. Il rapporto indaga anche le competenze digitali, il livello di  istruzione e il benessere equo e sostenibile con un risultato dell’Italia al di sotto dello standard europeo. Oltre alla disponibilità di dispositivi informatici, spiega il rapporto Istat, la improvvisa e necessaria introduzione della didattica a distanza si è scontrata con le difficoltà nelle competenze digitali della popolazione italiana, che presenta una delle situazioni peggiori in Europa. Nel 2019, infatti, tra gli individui di 16- 74 anni, soltanto il 22% ha dichiarato di avere competenze digitali elevate (contro il 31% nella Ue27), cioè di essere in grado di svolgere diverse attività nei 4 domini dell’informazione, della comunicazione, nel problem solving e nella creazione di contenuti. Il divario con l’Europa sull’istruzione, osserva ancora l’Istat, continua ad ampliarsi: nel secondo trimestre 2020 il 62,6% delle persone di 25-64 anni ha almeno il diploma superiore (54,8% nel 2010); tale quota e’ inferiore alla media europea di 16 punti percentuali. Tra i giovani di 30-34 anni il 27,9% ha un titolo universitario o terziario (19,8% nel 2010) contro il 42,1% della media Ue27. “L’impatto della didattica a distanza e della chiusura delle scuole ha, quindi, inciso su una popolazione di studenti percorsa già da profonde disuguaglianze di opportunità e, nonostante le politiche nazionali e locali, gli sforzi delle istituzioni scolastiche, dei docenti e delle famiglie, gli effetti sulle competenze e sull’abbandono scolastico, soprattutto nelle fasce più vulnerabili della popolazione, potrebbero essere particolarmente gravi” recita il rapporto. In aggiunta nel secondo trimestre 2020 sale al 23,9% la quota di giovani di 15-29 anni che non studiano e non lavorano (Neet). Incide particolarmente la componente dovuta all’inattività, specie nelle regioni del Centro-nord, dove la ricerca di lavoro ha subito una brusca interruzione dovuta alla pandemia.

Ilaria Montenegri

Fonti: msn.com; repubblica.it; orizzontescuola.it;

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