Ricerca e PNR servono idee non nuovi centri

Fonte:  il messaggero – 9 aprile 2021

Nella programmazione degli investimenti nella ricerca sia la scienza del fare scienza che l’esperienza degli errori passati impongono di non confondere i mezzi con i fini, ossia di non partire dall’idea di voler costruire una nuova infrastruttura senza prima assicurarsi che sia indispensabile a realizzare specifici obiettivi scientifici ed economici. (…) La scorsa settimana le Camere hanno approvato le rispettive relazioni sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che impegnano il Governo a tenere conto delle osservazioni formulate dal Parlamento nella stesura definitiva del Piano da presentare a fine mese a Bruxelles. La relazione del Senato ha introdotto, opportunamente, la previsione di una rigorosa valutazione preliminare dei bisogni nel caso di ipotesi di creazione di nuovi centri o infrastrutture di ricerca, che ne dimostri la necessità e la sostenibilità economica anche post-2026. Questa analisi sarà fondamentale anche per chiarire come eventuali nuovi enti andrebbero organizzati rispetto a quelli esistenti e ai tanti gruppi di ricerca, di base e applicata, che nel Paese conducono già studi sulle stesse materie. (…) La ministra dell’Università e della ricerca, Cristina Messa, durante l’audizione del 17 marzo scorso in Parlamento, ha dimostrato un importante segnale di discontinuità. Ha spiegato infatti l’impegno del Governo affinché si disponga, nella revisione del Pnrr in corso, la condivisione di risorse e infrastrutture di filiera nell’ottica di una sostenibilità di lungo termine anziché di creazione di nuovi centri. Rispetto alla localizzazione di questi centri, inoltre, la stessa ministra ha poi sottolineato che questa dovrà essere valutata «in un’ottica di sistema» senza alcuna individuazione a tavolino. Ancora più preziosa è stata la precisazione sull’idea di Centro che il ministro ha offerto ai parlamentari: non mattoni ma centri di coordinamento che -anche semanticamente- trovano la loro ragion d’essere nell’integrazione, nell’ottica di sistema, non nella duplicazione né nella sovrapposizione. Sul fronte degli investimenti sul capitale umano, l’auspicio è che venga confermato e rafforzato l’ambizioso programma dedicato ai giovani ricercatori già previsto dal Pnrr del governo Conte2, ispirato ai bandi Starting Grant del Consiglio europeo della ricerca Erc; (…) Inoltre, le risorse che grazie al programma europeo avremo la garanzia di poter investire nei prossimi cinque anni potrebbero servire anche a garantire una riforma semplice ma rivoluzionaria: consentire a tutti i ricercatori, a qualsiasi ente appartengano (a prescindere quindi dai recinti amministrativi di provenienza) di partecipare ai bandi competitivi per il finanziamento della ricerca nel loro settore, tanto a valere sulle risorse derivanti dal Pnrr quanto sui fondi nazionali per la ricerca. I primi passi verso un sistema trasversale della ricerca, dunque, che passi attraverso bandi congiunti su linee di ricerca comuni tra i ministeri, come Università e Salute, come proposto dalla stessa ministra Messa. La competitività del Paese passa anche da un deciso rilancio globale degli investimenti in ricerca pubblica, umanistica e scientifica, e da procedure aperte, trasparenti, libere e competitive. In modo da liberare ricercatori giovani e meno giovani da qualsivoglia tappo professionale, accademico, territoriale o interno della propria istituzione, facendo sì che guardino al futuro con rinnovata fiducia, consci che grazie alla competizione delle loro idee potranno essere il nuovo motore della crescita sociale ed economica del Paese.

*Docente della Statale di Milano e Senatrice a vit

Abstract intervento di Elena Cattaneo

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