Scuola media in crisi: apprendimenti in calo e insegnanti in fuga

Fonte: il Sole 24 Ore – 29 settembre 2021

Abstract articolo di Eugenio Bruno

Nonostante la Buona Scuola, il Covid e la rinnovata attenzione (politica e non) all’istruzione la situazione della nostra secondaria di I grado non gode di buona salute: apprendimenti in calo, divari territoriali in aumento, prof poco formati e troppo propensi alla fuga sono alcuni dei problemi che il Rapporto appena pubblicato intercetta.

Proponendo anche una ricetta per uscire dalla crisi: scuole aperte di pomeriggio, laurea ad hoc per l’insegnamento, lezioni innovative, attenzione all’orientamento.

Studenti impreparati

Nel 2011 usciva il primo Rapporto della Fondazione Agnelli sullo stato di salute della scuola media, pubblicato da Laterza, che rilevava un declino degli apprendimenti dalle primarie alla secondaria di I grado e un’esplosione delle disuguaglianze nei risultati in base all’origine socio-culturale degli studenti.

Dieci anni dopo, la qualità degli apprendimenti alla secondaria di I grado resta critica, inferiore non solo a gran parte degli altri paesi avanzati, ma anche ai livelli che ci si poteva attendere sulla base dei risultati alla primaria.

Come dimostrano le ultime rilevazioni internazionali Timss (matematica e scienze) le conoscenze in matematica dei nostri alunni in IV primaria sono ampiamente sopra la media internazionale, ma in III media scendono decisamente al di sotto.

Le due Italie dell’istruzione

A peggiorare il quadro intervengono i forti divari territoriali intercettati dai test Invalsi (2019, è presumibile che con il Covd e il lockdown il quadro sia addirittura peggiorato, ndr). Se al termine delle elementari gli allievi nei diversi territori fanno registrare risultati simili, dopo i tre anni di scuola media il Sud resta molto attardato: 17 punti in meno per l’area Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e 27 punti in meno per quella che raggruppa Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia.

I divari territoriali, che la primaria riesce a contenere, nella scuola media esplodono più che in passato. A differenza di 10 anni fa, si manifestano anche i divari di apprendimento che penalizzano gli studenti di origine straniera rispetto ai loro pari con genitori italiani.

Stabili rispetto alla primaria sono, invece, le differenze di genere, con le ragazze indietro rispetto ai ragazzi in matematica e scienza: nel corso del tempo le distanze si sono ridotte, ma soltanto per via di un più consistente peggioramento dei maschi.

Alunni disorientati

Sempre a proposito degli alunni Fondazione Agnelli sottolinea come un orientamento ben fatto e ben recepito da ragazzi e famiglie per decisioni più consapevoli: i dati di ricerca mostrano che quando gli studenti scelgono gli indirizzi formativi che più rispondono alle proprie competenze e interessi, seguendo i consigli orientativi che derivano anche da prove psicoattitudinali, la probabilità di essere bocciati al primo anno delle superiori si riduce considerevolmente, mentre è quasi doppia per chi non segue il consiglio orientativo che la scuola deve fornire in terza media.

I docenti con la valigia

Nonostante un calo degli studenti del 3% rispetto a dieci anni fa i docenti risultano aumentati del 13 per cento.

Ancora troppo alta però la quota di prof precari: gli incarichi annuali o «fine al termine delle attività didattiche» erano circa 35.000 (19%), l’anno scorso quasi 60.000 (30%), con un picco del 60% sul sostegno. Un elemento che non favorisce già di suo la continuità didattica.

Se poi aggiungiamo che proprio alla secondaria di I grado la “giostra degli insegnanti” è più attiva che mai – da un anno all’altro soltanto il 67% dei docenti rimane nella stessa scuola (contro l’83% nella primaria e il 75% alle superiori) – è inevitabile che a risentirne sia la qualità delle lezioni.

In un contesto generale che vede ancora prevalentemente in cattedra insegnanti dall’età avanzata . Gira e rigira l’età media della classe docente alle medie resta di 52 anni. Ma c’è un numero ancora più emblematico: mentre un docente su sei ha 60 anni e oltre, solo uno su 100 è under 30.

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