Scuola, dopo il Rossellini occupato anche il Pilo Albertelli. “Orari invivibili, crolli interni e allagamenti”

Fonte: la repubblica – 13 ottobre 2021

Abstract articolo di Arianna Di Cori

I ragazzi dello storico liceo dell’Esquilino protestano contro la mancanza di professori ma soprattutto contro la gestione degli scaglionamenti in entrata. “Uscire alle 14:30 in un istituto frequentato soprattutto da pendolari significa arrivare a casa alle 16”.

Si estende l’ondata di proteste studentesche a Roma.

E a 5 giorni dall’occupazione della succursale del cine-tv Rossellini, in via Libetta, all’Ostiense, è il turno del Pilo Albertelli, storico liceo classico che si affaccia sulla Basilica di Santa Maria Maggiore, nel quartiere Esquilino.

Gli studenti, insieme anche ad alcuni esterni del collettivo Osa (Opposizione studentesca d’alternativa), dopo una lunga trattativa portata avanti con il preside Antonio Volpe, hanno “preso possesso” dell’edificio intorno alle 16, esponendo dalle finestre lo striscione “Pilo occupato”.

Anche lo scorso anno, l’Albertelli aveva dato vita a una breve occupazione, e i ragazzi assicurano che “la svolgeremo rispettando le norme sanitarie contro il Covid attualmente in vigore e prendendoci cura della nostra scuola”.

Quindi termoscanner all’ingresso, gel igienizzante, mascherine e distanziamento.

Le motivazioni, spiegano gli studenti, sono dovute prevalentemente ai “problemi della nostra vita scolastica e al modello scolastico invivibile proposto dal Governo”.

In particolare la critica è rivolta alla la mancanza di personale docente, l’attuale gestione degli scaglionamenti in entrata, particolarmente sentito in un liceo come l’Albertelli che vede un’ampia popolazione scolastica composta da pendolari.

“Gli orari di uscita per il biennio sono indecenti – spiegano gli studenti in una nota collettiva – devono uscire alle 14.30 e così tornare a casa anche per 16”. “Questo è un danno non solo per il nostro diritto allo studio ma anche per il nostro diritto alla socialità – proseguono gli occupanti – essenziale e da salvaguardare a ogni costo dopo questi ultimi due anni di pandemia che hanno avuto effetti devastanti dal punto di vista psicologico per noi giovani: non vogliamo essere costretti a decidere fra un diritto e l’altro, noi vogliamo entrambi perché sono entrambi diritti essenziali per avere una vita dignitosa e per la formazione dei cittadini del domani”.

Inoltre ai problemi legati alla pandemia, ci sono le questioni ataviche: i ragazzi denunciano “crolli di calcinacci e finestre, allagamenti, termosifoni rotti, mancanza di servizi essenziali come l’acqua nei bagni per giorni”. Infine, la forte critica contro la gestione della scuola da parte del Governo.

“Il Pnrr indirizza i fondi solo in base agli interessi economici di soggetti privati – concludono gli studenti – il Governo Draghi e il ministro Bianchi si dimostrano in continuità con i precedenti governi ed è per questo che con la nostra occupazione vogliamo mandare un messaggio di lotta rivolto direttamente al Governo, contro le riforme che si prepara a fare e contro questo modello scolastico insostenibile che sostiene e rafforza”.

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