SCUOLA: SINDACATI E PRESIDI SUL PIEDE DI GUERRA

Ennesimo dietrofront sulla quarantena in caso di positivi. Il sindacato che arriva a invocare l’impiego dell’esercito per effettuare il tracciamento che non riescono a garantire le Asl.

I genitori costretti a seguire i figli a casa in Dad che chiedono lo smart working. Ciliegina sulla torta, i presidi che scendono sul piede di guerra, denunciando l’impossibilità di svolgere serenamente il proprio lavoro in un clima di improvvisazione continua.

Sul banco degli imputati è il sistema di tracciamento, andato letteralmente in tilt. Ma il dito viene puntato contro il solito balletto di disposizioni discordanti e contrarie che continua a essere servito dal ministero e rispetto al quale ora i nodi stanno venendo al pettine.

VERSO LO SCIOPERO DEL 10 DICEMBRE

In questo clima la giornata di mobilitazione programmata dai sindacati per il 10 dicembre per il Governo rischia di non essere una passeggiata. Ci sono infatti tutte le condizioni perché lo sciopero faccia da cassa di risonanza alla marea di proteste e rivendicazioni di tutte le categorie della scuola.

Nelle ultime ore a preoccupare il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi sono le dichiarazioni di fuoco dei rappresentanti dei presidi. In effetti tutte le preoccupazioni avanzate all’inizio dell’anno si sono puntualmente verificate.

“Siamo stati facili cassandre, avevamo lanciato l’allarme già pochi giorni dopo la pubblicazione. Le scuole, nonostante le mille difficoltà e con uno smisurato carico di lavoro sulle spalle dei dirigenti e del personale, hanno retto. – spiega Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi – Lo stesso non possiamo dire dei dipartimenti di prevenzione che non sono riusciti sin da subito a garantire la tempistica dei testing e in molti casi non hanno applicato quelle procedure di tracciamento”.

Quindi conclude:

“Con l’aumento della pressione dovuta alla risalita dei casi le regole del protocollo sono saltate costringendo al ricorso alla Dad anche con un solo caso di positività in classe. La pandemia è ben lontana dalla sua conclusione e dobbiamo tutti collaborare per contrastarla, iniziando da una più completa vaccinazione di massa”.

LA PROTESTA DEI SINDACATI

Stessa rivendicazione da parte dei sindacati. Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale della Flc-Cgil, è netta nel parlare dimpegni non rispettati da parte del Governo.

“Noi l’avevamo detto: abbiamo argomentato a lungo e con insistenza che le vaccinazioni non potevano essere la soluzione di tutti i mali soprattutto nel momento in cui buona parte degli studenti non può essere vaccinata. Quando si punta tutto sulla vaccinazione e si annulla il tema del distanziamento che abbiamo posto in tutti i modi, le conseguenze non possono che essere queste”.

“E’ miope la scelta di non assecondare le richieste che la Flc ha fatto con forza: l’ampliamento dell’organico Covid e l’abbassamento del numero degli alunni per classe. – conclude Pistorino – La mobilitazione arriva a valle di promesse non mantenute e impegni non rispettati: il tema della quarantena è un accordo sindacale di cui non si si è tenuto conto in questi mesi e che adesso produce lo sciopero”.

Salvo miracoli, il Natale si prospetta abbastanza amaro per il ministro dell’istruzione. Vediamo se il Governo riuscirà a battere un colpo e disinnescare la protesta del 10 dicembre.

L’alternativa è che tale data segni l’aprirsi di un periodo di conflittualità, che a questo punto potrà permettere alle varie categorie di battere i piedi per ottenere risposte concrete per fare fronte a quello che si profila come un nuovo anno vissuto pericolosamente.

Direttore Dott. Alberto Barelli

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