La rivincita delle materie umanistiche: studiare il passato per costruire un futuro

Siamo immersi in un’epoca che misura tutto in termini di profitto immediato, produttività ed efficienza tecnologica. In questo contesto, le materie umanistiche, dalla storia e dalla filosofia alla letteratura greca e latina, fino alla storia dell’arte, finiscono ciclicamente sul banco degli imputati, accusate di essere vecchie, noiose e poco spendibili nel mondo del lavoro. È un ritornello che chi sceglie il liceo classico o scientifico tradizionale si sente ripetere fin dai quattordici anni.

La complessità contro la superficialità dei social

Eppure, la realtà di tutti i giorni ci dimostra l’esatto contrario. Viviamo sommersi da slogan rapidi, video di quindici secondi e notizie lette di sfuggita sulle piattaforme social. In questo rumore di fondo, la capacità di analizzare un testo lungo, di comprenderne la struttura logica, di riconoscere una figura retorica o di contestualizzare un avvenimento storico è diventata una vera e propria risorsa strategica. Chi sa leggere la complessità non si lascia manipolare dalle banali polarizzazioni del dibattito pubblico e impara a sviluppare una coscienza critica.

L’insegnamento del dubbio e l’etica dell’argomentazione

Ciò che il pensiero classico e filosofico ci trasmette non è un insieme di nozioni morte da imparare a memoria, ma un metodo di indagine rigoroso. Interrogarsi sul senso di una parola e andare a cercarne l’etimologia greca, ricostruire la logica di un sillogismo aristotelico o comprendere le cause di un conflitto storico insegna il valore del dubbio e del rispetto dell’opinione altrui. Argomentare le proprie tesi con convinzione e logica, senza scivolare nell’insulto o nella semplificazione, è un’attitudine che manca drammaticamente nella società contemporanea.

Il mondo del lavoro cerca l’Umanesimo Digitale

Anche le grandi aziende tecnologiche internazionali stanno iniziando a comprendere che l’iper-specializzazione tecnica ha un limite se non viene accompagnata dalle cosiddette “soft skills”. Capacità di comunicazione, empatia, elasticità mentale e comprensione delle dinamiche sociali sono competenze tipiche della formazione umanistica. Non è un caso che crescano le richieste di filosofi del linguaggio per la programmazione etica delle intelligenze artificiali o di storici per l’analisi dei grandi scenari geopolitici globali.

Un patrimonio personale che resta per sempre

È evidente che studiare le materie umanistiche non serve a prepararsi a un singolo mestiere, ma a prepararsi alla vita. Ci offre gli strumenti per interpretare i nostri sentimenti, per affrontare il dolore, la vittoria, il dubbio e la bellezza. Ridurre la formazione scolastica alla sola preparazione professionale significa svuotare la scuola della sua funzione più alta: quella di formare persone libere, incapaci di essere manipolate e volenterose di pensare con la propria testa.

Sara Appolloni

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