Manovra 2027, Valditara promette battaglia contro il taglio di 7.000 posti nella scuola

La legge di bilancio 2027 si apre con un paradosso tutto interno al Ministero dell’Istruzione. Mentre il ministro Giuseppe Valditara annuncia battaglia per eliminare i tagli al personale scolastico previsti dalla manovra, le tabelle del MEF confermano una riduzione di quasi 7.000 unità nel triennio. Una contraddizione che agita i sindacati e promette un autunno caldo per il mondo della scuola.

I numeri del contendere

Le cifre sono presto dette: nei prossimi tre anni è prevista una riduzione di 6.974 posti, di cui 4.925 nell’organico dell’autonomia dei docenti e 2.049 tra il personale ATA. Se si sommano i tagli già operati lo scorso anno, si arriva a un totale di quasi 15.000 posti in meno, un dato che i sindacati definiscono insostenibile e che rischia di ripercuotersi pesantemente sulla qualità del servizio scolastico, soprattutto nelle aree più disagiate del Paese.

La “sorpresa” di Viale Trastevere

Stando a quanto filtra, il dicastero di Viale Trastevere sarebbe rimasto spiazzato dall’inserimento di queste disposizioni nelle tabelle della manovra. La “sorpresa” sarebbe arrivata direttamente dal ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, senza che la questione fosse stata adeguatamente discussa in Consiglio dei ministri. Una ricostruzione che, se confermata, getterebbe luce sulle tensioni interne alla maggioranza su un tema tanto sensibile come la scuola.

La difesa del ministro: “Tagli ereditati dal passato”

Intervenendo ieri alla Camera durante le interrogazioni a risposta immediata, Valditara ha respinto le accuse, ricordando che i tagli più consistenti sono stati effettuati durante il governo Draghi, con l’allora ministro Bianchi, portando a oltre 10.000 tagli complessivi. Il ministro ha poi rivendicato un aumento strutturale delle risorse del 13,1% rispetto al 2022, sottolineando come il rapporto studenti-insegnanti in Italia sia inferiore sia alla media UE che a quella OCSE per tutti i livelli di istruzione.

La reazione dei sindacati: unità d’azione

Le sigle sindacali non sembrano però intenzionate a fidarsi delle promesse. Cgil, Cisl, Uil, Gilda e persino il moderato sindacato dei presidi stanno valutando l’ipotesi di una mobilitazione unitaria, un fronte comune raro nel panorama sindacale scolastico. La richiesta è chiara: eliminare completamente la misura del taglio e avviare un tavolo di confronto serio sul dimensionamento della rete scolastica, che tenga conto dei reali fabbisogni formativi e non solo dei parametri demografici.

Il nodo dell’organico di potenziamento

Al centro della disputa c’è anche il destino dell’organico di potenziamento, quei docenti preziosi per assicurare la personalizzazione della didattica e ampliare l’offerta formativa. Valditara ha ribadito l’intenzione di valorizzare questa figura, fondamentale per i piani Agenda Sud e Agenda Nord e per il contrasto alla dispersione scolastica. La domanda che molti si pongono, però, è come sia possibile conciliare questa valorizzazione con una riduzione netta delle cattedre disponibili.

Quale esito per la manovra?

La partita si giocherà nelle prossime settimane in Parlamento. Il ministro ha annunciato che lavorerà affinché la misura del taglio possa essere completamente eliminata durante l’iter parlamentare. Tuttavia, la copertura finanziaria resta un nodo spinoso e la distanza tra le promesse e le tabelle del MEF appare ancora notevole. Per ora, l’unica certezza è che le scuole italiane si trovano a dover programmare il prossimo anno scolastico in un clima di profonda incertezza.

Sara Appolloni

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