Basta affacciarsi stamattina nei pressi di piazzale Aldo Moro o lungo le arterie che portano verso il centro storico di Roma per rendersi conto che quella di oggi non è una normale mattinata di lezione. Tra bandiere sindacali, fumogeni colorati e megafoni accesi, migliaia di studenti delle scuole superiori romane hanno disertato i banchi per riversarsi in piazza insieme ai docenti e al personale ATA, uniti nello sciopero generale che ha paralizzato la mobilità e acceso il dibattito pubblico nella Capitale.
Il colpo d’occhio dei cortei e la rabbia giovanile
Il colpo d’occhio dei cortei partiti dalle periferie e dai poli liceali storici della città restituisce l’immagine di una generazione tutt’ altro che apatica o disinteressata. I cartelli fatti a mano, sollevati sopra le teste dei ventenni, raccontano le vere urgenze di chi vive la scuola ogni giorno: istituti con i termosifoni spenti e i soffitti che sgocciolano, trasporti pubblici inafferrabili che costringono i pendolari a levatacce impossibili, e un sistema di valutazione percepito come punitivo anziché formativo.
Oltre la didattica: la piazza come aula di cittadinanza attiva
C’è chi accusa i ragazzi di sfruttare il venerdì di sciopero semplicemente per saltare le verifiche in programma, ma basta fermarsi a parlare con i rappresentanti d’istituto presenti nei cordoni del corteo per capire che la motivazione è ben più profonda. La piazza romana diventa così la più grande e rumorosa aula di Educazione Civica possibile, dove si discute di precarietà lavorativa, di tagli ai finanziamenti pubblici e del diritto costituzionale a un’istruzione che sia davvero un ascensore sociale per tutti.
La solidarietà tra banchi e cattedre contro i problemi comuni
Uno degli aspetti più intensi di questa giornata di mobilitazione nella Capitale è la saldatura inedita tra le rivendicazioni del personale scolastico e le proteste degli studenti. Venti e trentenni marciano fianco a fianco contro il dimensionamento scolastico e la carenza cronica di organico, consapevoli che il collasso delle segreterie e la mancanza di collaboratori scolastici ricadono direttamente sulla qualità e sulla sicurezza della vita quotidiana dentro le aule.
Tornare a scuola con la consapevolezza di contare davvero
Quando i cori si spegneranno e i cortei si saranno dispersi, la vera sfida si sposterà di nuovo dentro i cancelli degli istituti, lunedì mattina. La partecipazione massiccia degli studenti alle piazze di oggi dimostra che la scuola non è un edificio grigio da subire passivamente, ma una comunità viva che ha scelto di riprendersi la parola, dimostrando che il futuro del Paese si difende prima di tutto con la schiena dritta e la voglia di contare.
Sara Appolloni




