Tutti i numeri della scuola italiana con due record tristi

Tutti i numeri della scuola italiana con due record tristi: bassi salari e alta età dei docenti. Alle superiori continua l’avanzata del liceo. Aumentano anche gli alunni con disabilità.

Oltre 8 milioni di italiani, otto milioni e 300 mila per essere precisi, torneranno a scuola tra questa settimana e la prossima, quando celebrato il referendum anche i territori che hanno preferito stare a guardare come andava dovranno aprire le aule di asili, scuole elementari, medie e superiori. A questi 8 milioni e 300 dobbiamo aggiungere i docenti. Quelli che hanno già una cattedra e quelli che la stanno avendo in queste ore, quelli che consultano e mail e non perdono d’occhio il telefono nell’attesa che arrivi la famosa chiamata per le assegnazioni. Quanti sono? Sembra che di preciso non lo sappia nessuno. La Fondazione Agnelli qualche buon anno fa aveva prodotto una stima per cui gli insegnanti sarebbero della scuola statale si aggiravano sugli 850mila, dato confermato da dossier sia del 2018 che dai dati Miur dell’anno scolastico 2019/2020 che parlava di 835mila posti per il persone docente. Solo per dare l’idea del movimento globale, nel mondo gli insegnanti sono 47 milioni per 527 milioni di alunni. In media 11,2 insegnanti per studente anche se è noto che la forbice della disuguaglianza sul diritto all’istruzione è molto sensibile sia alla latitudine che ai confini amministrativi. In Italia il rapporto, con il beneficio di inventario dell’approssimazione delle cifre, non arriva a 10. Naturalmente ai docenti della scuola pubblica andrebbero sommati quelli del settore privato e paritario – sarebbero circa 80mila, anche se il condizionale è d’obbligo. E poi i precari: 100mila supplenti con i quali si arriva a circa 1 milione, pareggiando i conti con la media mondiale. Nel caso italiano va sottolineato che l’uniformità è maggiore rispetto ad una scala globale. Uniformità di distribuzione ma anche una poco lusinghiera uniformità anagrafica. In fatto di scuola siamo detentori di due primati assoluti: peggiori stipendi e maggiore anzianità del corpo docente. Abbiamo insomma gli insegnanti meno pagati ma più vecchi dei paesi OCSE con un ragguardevole 59% di ultracinquantenni e solo lo 0,5% tra i 25 ed i 34 anni. Alla luce di questi dati, il dibattito pubblico sui docenti fragili ha una sua fondatezza così come l’ineluttabilità di un turn over. Un concorso ogni due anni probabilmente non potrà più essere una scelta solo politica quanto un imperativo dovuto alla massiccia ondata di pensionamenti in programma tra 2021 e 2023.

Dai dati del MIUR per l’anno in corso emergono anche altre caratteristiche socio demografiche che avranno un risvolto sul futuro della professione docente: in primo luogo una contenuta flessione degli alunni.  Aumentano studentesse e studenti con disabilità, passando dai 259.757 di un anno fa ai 268.671 di quest’anno. Di questi, 19.907 frequenteranno la Scuola dell’infanzia, 100.434 la Primaria, 70.431 la Secondaria di primo grado, 77.899 la Secondaria di secondo grado. Prosegue invece l’avanzata dei licei come scelta per le superiori: 1.327.443 ragazze e ragazzi frequenteranno un indirizzo liceale, 830.860 un Istituto tecnico, 476.807 un Istituto professionale.

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