Supplenza e precariato: la denuncia della CGIL Scuola

Finalmente noti i numeri relativi alle immissioni in ruolo e il quadro, come denuncia la CGIL Scuola, è tutt’altro che roseo. I dati, in effetti, parlano chiaro: le cattedre assegnate sono soltanto il 22% (19.294 su un totale di 84.808), mentre ci attestiamo sul 38,4% per i posti ATA (9674 i posti assegnati rispetto alla disponibilità di 25.175). L’informativa generale secondo il sindacato dipinge una realtà ritenuta preoccupante, risultata molto più grave di quanto ipotizzato in base alla prospettiva meno ottimistica. Ad aggravare la situazione è il fatto che le cattedre sono state coperte con il ricorso al precariato, essendo impiegati il personale al quale la Ministra Azzolina ha negato la formazione abilitante e il percorso di accesso al ruolo. L’altro ambito destinato a creare disagi è quello del sostegno. In questo caso, a fronte di 21.453 cattedre vacanti, quelle assegnate sono 1.657. A pesare è comunque il numero degli 80 mila posti in deroga al 30 giugno, destinati anch’essi a supplenza. Secondo la Cgil a determinare la situazione è stato il rifiuto di stabilizzare i 20 mila operatori specializzati che hanno superato il Tirocinio Formativo Attivo (TFA), scelta ritenuta «incomprensibile e lontana dall’interesse della scuola e degli alunni disabili». A essere compromessa è la continuità didattica, che invece sarebbe stata garantita con l’assunzione dei docenti a partire dal 1° settembre. Sull’intero sistema scolastico peserà quindi il ricorso alle supplenze, per le quali si prevede che si andrà oltre le 200 mila unità per gli insegnati e le 30000 per il personale ATA. Duro il giudizio conclusivo: «Una scelta politica responsabile prenderebbe atto dei propri errori rendendosi evidente che è ormai compito dell’intero governo riaprire il confronto sulla materia del reclutamento e delle abilitazioni per il personale docente e delle immissioni in ruolo del personale ATA attraverso la revisione dei parametri dell’organico».

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