Ancora 300mila studenti senza pc o connessione

Fonte: Il Sole 24 Ore – 2 novembre 2020

Gli 85 milioni stanziati dal decreto Ristori per acquistare device e chiavette Usb rischiano di non bastare. E a complicare il quadro ci pensano anche i nostri cronici (e storici) gap di diffusione della fonte.

La didattica a distanza, denominata ora digitale integrata cambiando l’acronimo da Dad a Ddi, è la norma per due milioni di studenti ma per 300mila di loro lo studiare da casa si annuncia complicato. Il decreto Ristori ha messo a disposizione 85 milioni per device e chiavette Usb ma i fondi difficilmente saranno sufficienti. A complicare il quadro sono i problemi cronici della banda ultralarga.

La didattica a distanza ha costretto le scuole a optare per due nuove modalità: una settimana in presenza e 3 a distanza o 1 o 2 giorni a scuola, e i restanti 4 o 3 da remoto, con salvaguardie, ove possibile, per studenti del primo e del quinto anno (impegnati questi ultimi a giugno nella maturità) e per i ragazzi con problemi di disabilità. Il finanziamento stanziato con il decreto Ristori è finalizzato a permettere di acquistare e concedere in comodato d’uso gratuito agli studenti meno abbienti 211.469 dispositivi digitali e 117.727 accessi alla rete. Il problema è che in base ai dati ministeriali a settembre mancavano ancora 283.461 Pc mentre 336.252 alunni non avevano connettività. Dunque, quasi 300mila richieste non potranno essere evase, anche perché solo da pochi giorni sono partiti i primi bonus da 500 euro per tablet e pc per giovani e famiglie meno abbienti.

La ministra Lucia Azzolina assicura che le erogazioni avverranno in tempi rapidi ma sappiamo che non è mai stato così. Aggiungiamo che negli 85 milioni di euro non comprende la voce personale scolastico: anche se fosse soddisfatta la richiesta dei ragazzi, il rischio è che non possa essere soddisfare quello dei prof. Basta pensare ai 150mila supplenti che non possono contare sulla card docente e che potrebbero essere privi di un device personale. Secondo i sindacati sono almeno il 10% gli insegnanti in affanno nelle lezioni 2.0, mettendo in conto il ritardo nella formazione confermato da uno studio della Cgil, secondo il quale durante il lockdow di primavera il 60% dei docenti aveva problemi a utilizzare i device informatici (alla primaria). Al Sud tantissimi studenti e insegnanti hanno una connessione a internet carente.

Un problema è quello della banda ultralarga, a oggi poco diffusa. Secondo la relazione annuale dell’Agcom solo il 17,4% degli edifici scolastici è raggiunto dalla fibra Ftth (la cosiddetta “fibra fino a casa”). Molte regioni sono molto indietro, come il Molise al 5,4%, il Trentino Alto Adige e la Calabria al 6%, la Basilicata e le Marche poco sopra il 9%. In queste regioni svolgere almeno i tre quarti delle lezioni a distanza tenendole da scuola renderà più difficoltosi i collegamenti da remoto. Va aggiunto poi il ritardo domestico, dato che solo il 13% delle famiglie ha accesso alla banda ultralarga. Tutti fattori da non sottovalutare, dato che Campania e Puglia hanno deciso di chiudere anche le primarie e le medie e altri lockdown locali già si vedono all’orizzonte.

Articolo di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

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