Scuola, noi precari in balia del concorso

Fonte: La Repubblica – 2 novembre 2020

“Costretti a perdere l’occasione della vita per uno studente positivo, a raggiungere sedi di concorso a 500 chilometri di distanza, a rischiare il contagio sui mezzi pubblici” spiega un candidato al concorso, mentre un altro racconta che ha perso l’occasione della vita per un accumulo di tensione, e perché durante i 150 minuti di prova non è concesso andare al bagno. Prevede infatti anche questa disposizione il concorso straordinario per docenti precari delle scuole superiori, come emerge dai racconti che la Repubblica a chiesto di inviare ai candidati. “Un incubo”, “un’ingiustizia”, “un moloch”, il capriccio di una ministra dell’Istruzione ogni giorno meno legittimata sono i giudizi che che emergono dai 67 racconti arrivati fino a oggi. Quello che emerge è un un quadro toccante di donne e uomini chiamati a decidere del loro destino in condizioni pessime. Il precario Nunzio scrive questo epilogo del suo esame: “E’ da qualche giorno che non dormo perché la mia prova al concorso straordinario, classe A012, Discipline letterarie, è stata una delusione. Dopo venti minuti, il mio corpo mi ha fatto uno scherzo. Sì, all’improvviso avevo l’esigenza di andare al bagno e sapevo benissimo che non potevo cedere. … Ho chiesto ai responsabili della prova, persone educate e attente: nello sgomento più totale mi hanno fatto presente che non era possibile andare al bagno. Ho provato a completare la prima domanda, sicuro di svolgere le successive. Niente da fare, il mio corpo mi ha abbandonato e mi sono urinato addosso nell’imbarazzo più totale. Cedo e mi umilio: chiedo di andare al bagno. Mi viene concesso, ma nel frattempo la mia prova viene chiusa.

Francesca Sinibaldi scrive: “Dopo otto anni di onorato precariato, avevo intenzione di giocarmi, in quei 150 minuti a disposizione, tutte le carte migliori. Il solo essere arrivata lì, ad Acquapendente, in provincia di Viterbo, da Frascati, colline intorno a Roma, senza febbre, contagi o quarantene forzate, mi sembrava un successo. Ma quando la mattina, poco prima delle 8, arrivo alla scuola dove si sarebbe dovuto svolgere il concorso, scopro che, causa contatto Covid interno, l’esame sarebbe stato spostato a Viterbo. Superato il primo momento di spaesamento, decido di spostarmi con il pullman messo a disposizione e si scopre che l’autista ci avrebbe portati sì a Viterbo, ma non riportati ad Acquapendente, dove tutti noi fuori sede avevamo la macchina. … Arrivo dopo un’ora di viaggio, cerco di ritrovare la concentrazione ormai in parte persa e mi siedo. Ecco, trascorsi trenta minuti, chiusa la prima risposta, il computer inizia gli aggiornamenti. Una disperazione. Niente più concentrazione, solo disperazione. Il resto della sala andava avanti, io, con le lacrime agli occhi, seguivo le percentuali di aggiornamento che con estrema lentezza procedevano. I responsabili presenti, umanamente e professionalmente impagabili, dopo un’ora e mezza sono stati aggiornati dall’Ufficio scuola di Roma sul da farsi. Mi hanno spostata in un’altra sala, dove ho ricominciato la prova da zero. Da zero. Nulla di quello che avevo fatto si era salvato. Da lì una corsa contro il tempo e, ormai privata di tutte le forze, ho portato a termine l’esame. Tutto questo non dipende dalla sorte, in un periodo come questo: un caso Covid e una scuola riserva avvisata troppo tardi per poter essere perfettamente organizzata. Accade se forzi i tempi. Mi chiedo, ora, se io sia stata messa in una condizione di pari opportunità rispetto agli altri concorrenti. Resta solo una grande amarezza”.

Le decine di altre testimonianze sono dello stesso tenore e continuano ad arrivare a decine.

Redazione

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