L’AZZOLINA VINCE UN MATCH IMPORTANTE. SCUOLE IN PRESENZA FINO ALLE MEDIE ANCHE IN FASCIA ARANCIONE.

Il braccio di ferro sulla scuola segna un match a favore dell’Azzolina, che punta a togliere dal campo delle misure restrittive questa carta anche per il futuro. La griglia a fasce inaugurata dal DPCM in uscita ha la pretesa di funzionare come linea guida dell’Emergenza, sottraendo il dibattito alle opinioni e ancorandolo ai numeri della scienza. Un buon aiuto al Ministro è venuto, insperatamente dall’Europa. Francia e Germania ma anche altri paesi hanno salvaguardato le attività di formazione, specie nella fascia dell’obbligo, preferendo dislocare le misure su altri comparti della vita pubblica a costo di essere impopolari.  Intervenendo a FORUM PA, gli stati generali della Pubblica Amministrazione Italiana, il Ministro Lucia Azzolina ha rivendicato una resistenza “senza se e senza ma” sul fronte della scuola in presenza, rifiutando la logica liquidatoria di chi ha preferito scaricare il peso dei contagi sulle trasgressioni degli adolescenti anziché sulle attività legate al tempo libero degli adulti, sul trasporto scolastico anziché sul trasporto pubblico. A poche ore dal DPCM che ha chiuso la secondaria, il Ministro si toglie qualche sassolino dalla scarpa e lo fa nel modo che Ansa sintetizza così: “A marzo scorso ci siamo inventati la didattica a distanza partendo quasi da zero. Il personale scolastico si è dovuto rimboccare le maniche, il dibattito è stato sempre serrato; inizialmente abbiamo ricevuto diffide, non si voleva partisse la Dad. Abbiamo vacillato ma non siamo mai caduti, abbiamo sempre pensato al centro di tutto dovessero esserci gli studenti. Siamo riusciti a fare sì che la scuola non fosse più la Cenerentola del Paese; i fondi non bastano ma sono stati investiti più di 7 miliardi in legge bilancio altri 3,5 miliardi. Il valore sociale della scuola è inestimabile: in alcune parti del paese senza scuola non si mangia, non c’è un pasto. La scuola è un servizio assoluto di fondamentale importanza in prospettiva per questo mi sono battuta per tenerle aperte”. Tradotto nel pratico significa che anche nei territori “ad elevata gravità e un livello di rischio alto” le regole per le scuole saranno quelle delle zone “gialle”: scuole superiori in DAD 100% tranne disabilità e Bes. Tutto il resto in presenza comprese le scuole medie ma mascherine da sei anni in su. Quindi anche alle elementari ed anche durante le lezioni. Nelle zone rosse, per ora Lombardia, Veneto, Calabria e Valle d’Aosta, in cui il rischio è massimo secondo il Decreto del Ministro della Sanità, resteranno in presenza la scuola dell’infanzia, i servizi educativi per l’infanzia, la primaria e il primo anno della scuola secondaria di primo grado. Le attività didattiche in tutti gli altri casi si svolgeranno esclusivamente con modalità a distanza. Queste le ricadute del nuovo DPCM che entrerà in vigore domani, venerdì 6 novembre 2020, e porta la data di scadenza del 3 dicembre. Per smorzare polemiche e politicizzazioni, il Governo ha cercato un giudice terzo ed imparziale, su cui scaricare il malcontento e le proteste dei Governatori: Il Ministero della Salute, che sulla base di 21 parametri emetterà il verdetto periodico sulle diverse fasce di rischio contagio Sars-Cov 2. Un aneddoto si racconta sulla definizione cromatica delle fasce che inizialmente erano rossa, gialla e verde. Come i semafori. Poi la comunicazione  subliminare inviata dalla fascia verde agli italiani che vi si trovavano dentro è stata giudicata troppo vicino ad un“liberi tutti” e la gradazione è stata ripensata. Nessuno e al sicuro, questo il messaggio.

Redazione

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