24 CFU. CHE FA? CONFORMA? SERVONO LINEE GUIDA SUL RICONOSCIMENTO DEI 24 CFU DA PARTE DELLE UNIVERSITA’

I lettori assidui del magazine e delle pagine social di Noidellascuola sanno che i 24 CFU rappresentano un nostro cavallo di battaglia. Ne parliamo spesso perché il popolo degli aspiranti docenti si divide in chi li conosce anzi non ne può più di sentirli nominare e chi li considera un oggetto non identificato della galassia formativa italiana. Le domande più frequenti che i nostri orientatori si sentono rivolgere è se danno punteggio (no, sono un prerequisito), se completano la classe di concorso (in rarissimi casi sono il famoso aiutino da casa), se si possono autocertificare (no, con noi serve l’imprimatur dell’Ateneo di provenienza), se aumentano il punteggio ATA (no, i 24 CFU sono riserva indiana degli insegnanti, a differenza delle certificazioni informatiche spendibili in entrambe le categorie del personale amministrativo e docente). Questa loro specialità è in parte spiegata dalla storia breve ma intensa che hanno e come ogni novità non è stata colta con particolare entusiasmo dall’establishment universitario. Gli atenei si sono organizzati per introdurre nell’anno accademico corsi ordinari dei 24 CFU, erogati ormai regolarmente ma sul riconoscimento del pregresso, ognuno ha deciso in autonomia ed anche in questo momento, ad oltre tre anni dall’ingresso dei 24 CFU nella scuola italiana, rimane una notevole incertezza sui parametri della conformazione ai sensi del d.m.616/2017. L’osservatorio determinato dall’esperienza degli studenti di Noidellascuola E Campus è un indicatore, buono quantunque parziale, di questa grande frammentazione, che penalizza alcuni per beneficiarne altri, a seconda di quando sia larga la maglia dei riconoscimento adottata da ciascuna Università nella sua autonomia regolamentare. Per chi sta completando l’Università è più semplice sbrigare la pratica dei 24 CFU: agli studenti delle lauree specifiche (scienze della formazione, dell’educazione, pedagogia) gli esami e gli SSD previsti dai sono la ragione sociale del loro percorso ed il riconoscimento è praticamente ipso fatto. Per chi è iscritto all’Università in una facoltà distante o non così vicina alle tematiche dei 24 CFU ci sono dei corsi incardinati nell’anno accademico e di solito di uguale durata (sei, nove mesi) per conseguirli, spesso gratuitamente. Ma per una laurea Vecchio Ordinamento è praticamente un viaggio della speranza anche trovare il referente dell’Ufficio preposto. Un caso da manuale sulle insidie della burocrazia. Alcuni atenei oltre i dieci anni dalla laurea, non prevedono il riconoscimento o lo prevedono solo per tutto il pacchetto e non solo per esami singoli. Altri aprono delle finestre, di solito in estate, quando calano le altre moli di lavori amministrativo ma anche l’attenzione generale su questi adempimenti. Non sono rari gli studenti che sono arrivati con qualche giorno di ritardo sulla scadenza e dovranno attendere almeno fino a gennaio 2021 per sapere quando e se la finestra riaprirà. In questo panorama ci sono anche Università che conformano velocemente anche gli esami del vecchio ordinamento o altre che sostengono la validità dell’autocertificazione e nicchiano davanti alle istanze di conformazione. La trasversalità del titolo, uguale a tutte le lauree e prerequisito delle procedure sia a tempo determinato che indeterminato, richiede ormai almeno linee guida, che uniformino il regime del riconoscimento nelle Università italiane, diamo certezze agli studenti sulle possibilità di vedersi abbonato qualche credito, evitino la discriminazione anche economica prodotta da criteri a macchia di leopardo. Anche se il Ministero ha calmierato il prezzo, stabilendolo per decreto, i 24 CFU sono in questo frangente critico della scuola italiana un investimento che molte famiglie devono ponderare e gestire dentro badget più circoscritti di un anno fa, anche in assenza di decurtazioni al reddito derivanti dall’Emergenza sanitaria in corso. Linee guida per la conformazione dei 24 CFU: insieme alla riapertura delle graduatorie, questa potrebbe essere la vera novità per la formazione docenti nel 2021.

Redazione

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