Riapriranno prima le scuole o le piste da sci? Il paragone non regge, conta solo la sicurezza

Fonte: Orizzonte scuola, 24 novembre

L’attenzione dei mass media sulla scuola torna ad appiattirsi su temi inappropriati. Nel bel mezzo della seconda ondata di contagi, con 600-700 decessi al giorno e un numero di individui contagiati che oscilla tra i 22 mila e i 40 mila ogni ventiquattro ore, non si fa altro che parlare di rientro in classe di circa 2,5 milioni di studenti delle scuole secondarie, più tutti quelli della seconda e terza media delle scuole cosiddette rosse. E anche di quelle regioni o di quei comuni dove le giunte locali hanno optato per la chiusura forzata pure delle classi (inferiori) non previste dal Dpcm del 3 novembre scorso. In arrivo un nuovo Dpcm Ora, è vero che a breve verrà pubblicato un Dpcm ulteriore, che potrebbe prevedere uno slittamento di quel 3 dicembre che ad oggi risulta l’ultimo giorno della DaD. Ma anziché concentrarsi su cosa fare per accogliere gli alunni in condizioni migliori di quelle di settembre, sembra che l’unico problema da risolvere sia diventato quello di abbandonare la DaD per far tornare tutti in aula. Intendiamoci, la didattica in presenza non è nemmeno paragonabile, per spessore formativo e rapporto che si crea tra docenti e discenti, a quella che si riesce ad allestire con fatica con gli studenti a casa: anche la piattaforma più interattiva ed efficace, infatti, non riuscirà mai e poi mai a sostituirsi al rapporto face to face.

Redazione

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