2021: FUGA DALLA SCUOLA

E’ fuga dalla scuola. E questa volta gli studenti sono innocenti. Non ci stiamo infatti riferendo alla piaga dell’abbandono scolastico e nemmeno alla marachella delle mattinate passate al bar, invece che sui banchi, all’insaputa dei genitori. Roba quest’ultima da far sorridere rispetto al problema grande come una casa, anzi, sarebbe il caso di dire grande come una scuola, con il quale saremo chiamati a fare i conti a partire dal prossimo anno: la fuga degli insegnanti dall’assegnazione delle cattedre. Un fenomeno sempre esistito ma che sta assumendo dimensioni epocali. Non c’è prospettiva di lavoro fisso che tenga: migliaia e migliaia di aspiranti docenti stanno continuando a rifiutare le assegnazioni, soprattutto perché non ci si vuole spostare da casa. Se la scuola per la quale viene offerta la cattedra dista anche solo meno di un centinaio di chilometri dal luogo di residenza del candidato, i poveri responsabili del reclutamento sanno cosa devono aspettarsi nella stragrande maggioranza dei casi: un bel rifiuto secco. A far spaventare è solo in parte l’emergenza sanitaria e anche questo è preoccupante, perché non si può sperare che, passata la pandemia, la prospettiva di trasferirsi lontano da casa faccia meno paura. Il problema per la gran parte dei casi è di natura economica, come sottolineano i sindacati. “L’idea di spendere 900 euro al mese con uno stipendio da 1.300 fa rinunciare molti”, spiega Maddalena Gissi, segretaria Cisl scuola. Ancora più cupa è la realtà che emerge dalla parole di Pino Turi, segretario Uil: “Tra i nostri iscritti ci sono due tipi di rifiuti. Quello per disperazione avanzato da una diplomata magistrale che, se sarà assunta, sarà anche licenziata. E quello del dirigente amministrativo che, vinto il concorso, scopre il mondo della scuola e scappa a cercare un altro lavoro”. Aggiungiamo che per molte materie mancano proprio i docenti della disciplina e il quadro è completo. Morale della favola, su 84.808 posti disponibili le assunzioni andate a buon fine sono appena attorno alle ventimila. Per non farci mancare nulla aggiungiamo a questi dati la fuga verso la pensione di ben ventimila insegnanti. Ora sappiamo quale miracolo chiedere nella lettera a Babbo Natale.

Alberto Barelli

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