Rientro 7 gennaio, nulla è stato fatto in questi mesi e i rischi contagio scaricati sulle scuole: sindacati all’attacco

Fonte: La Tecnica della Scuola – 17 dicembre 2020

Crescono i dubbi sollevati dalla Tecnica della Scuola sul ritorno in classe il prossimo 7 gennaio del 75% degli studenti delle superiori, come previsto dall’ultimo Dpcm. Dopo gli esperti del Comitato tecnico scientifico e alcuni esponenti della maggioranza, sono ora i sindacati a esprimere tutte le loro perplessità. Per la segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, “per la ripresa delle attività scolastiche in presenza non basta stabilire una data, bisogna fare in modo che ci siano le condizioni per rientrare in sicurezza ma ciò non sta avvenendo proprio sul fattore su cui andrebbe posta maggiore attenzione, cioè il trasporto pubblico. Se i trasporti non sono in grado di reggere il volume di traffico degli studenti e le scuole sono costrette a differenziare gli orari di ingresso e di uscita, è impossibile rispettare il criterio del 75% in presenza. Viene scaricato sulle scuole un problema che non avranno alcuna possibilità di risolvere”.

Secondo la sindacalista “ai tavoli Prefettizi, che sono il luogo di verifica delle situazioni territoriali, deve essere consentita la partecipazione delle organizzazioni sindacali. Non si può continuare ad affrontare questioni così complesse sfornando annunci e contro annunci”.

Francesco Sinopoli, leader Flc-Cgil, ha spiegato che la chiusura prolungata delle scuole oltre il 7 gennaio significherebbe “non sono stati risolti i problemi che dovevano essere affrontati. La verità è che siamo di fronte all’ennesimo fallimento del sistema Paese sulla scuola; non è stato fatto nulla in questi mesi: le prime responsabilità sono delle Regioni”. Sinopoli sostiene anche che “non dovrebbe essere competenza delle Regioni decidere quando le scuole in presenza e quando a distanza: ci sono ricadute sugli apprendimenti (…) il sistema dei tracciamenti è fallito e non si è riusciti neanche a creare una corsia preferenziale per i tamponi. Chiediamo anche che chi lavora a scuola abbia la precedenza nella somministrazione dei vaccini. D’altro canto trasporti e sistema sanitario sono – ribadisce Sinopoli – di competenza delle Regioni, alcune delle quali, proprio avendo fallito su questi aspetti, hanno scelto di ricorrere alla dad in maniera esclusiva”.

Anche per il segretario della Uil Scuola, Pino Turi, la scuola andrebbe “aperta al più presto possibile. Per farlo, servono idee ed interventi che lo consentano in sicurezza. Con la salute dei lavoratori e degli stessi alunni non si scherza”.

Antonello Giannelli, presidente Anp, spiega di essere favorevole a un ritorno in classe duraturo ma  a patto che sia garantita la sicurezza e sottolinea: che “anche all’interno di una stessa provincia ci sono contesti molto diversi tra loro che, di conseguenza, richiedono soluzioni diversificate. L’autonomia scolastica è, in circostanze come questa, una importante risorsa da valorizzare. Prioritario è, lo ripetiamo, il potenziamento del sistema del trasporto pubblico”.

A favore delle lezioni in presenza si esprime anche Luca Ianniello, rappresentante della Rete Studenti di Roma e Lazio: “E’ evidente che se, come si sta già facendo, si fanno diventare le vacanze un ‘liberi tutti’, allora è impossibile rientrare in presenza il 7 gennaio (…) Il nostro giudizio complessivo è ovviamente negativo: si è scelto e pare si continuerà a scegliere di preferire il via vai natalizio e sacrificare altre settimane di scuola invece che mettere il ritorno sui banchi degli studenti al primo posto”.

Abstract articolo di Alessandro Giuliani

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