“I fondi dell’Ue alla scuola o non terremo unito il Paese” Tito Boeri L’economista: “L’istruzione unico ascensore sociale rimasto, deve essere la priorità”

Fonte: La Stampa – 21 dicembre 2020

Tito Boeri, già presidente dell’Inps e il più noto fra gli economisti del lavoro, approva la linea dura del governo. Le sue parolesono chiare: «Il rischio di una terza ondata di contagi è alto (…) Il governo ha tentennato a lungo per poi annunciare le chiusure solo il 24, con il risultato di far affollare strade e negozi per gli ultimi acquisti. Abbiamo cioè fatto l’opposto di Francia, Olanda, Germania». L’economista comprende il dramma dei negozianti ma ritiene la chiusura indispensabile: «Capisco il dramma dei commercianti, ma adesso che col vaccino vediamo la fine del tunnel, è possibile trovare un modo adeguato di compensarli. Dobbiamo preoccuparci dei problemi di lungo termine di questa pandemia». Rispetto al timore che le aule siano veicolo di contagio Boeri ricorda che gli studi internazionali non hanno evidenziato una particolare diffusione del virus e che semmai il contagio sembra essere semmai nel tragitto verso la scuola. Rispetto alla prospettiva di riaprire le scuole il 7 gennaio spiega che si tratta di essere consapevoli di cosa significhi farlo: «In Campania le scuole – dagli asili ai licei – sono rimaste aperte da settembre appena 19 giorni. Stiamo parlando di intere generazioni che rischiano di restare fuori dal mercato del lavoro. La scuola è l’unico ascensore sociale rimasto. Tenere chiuse le scuole significa condannare i figli degli immigrati a non parlare l’italiano. Significa creare problemi di socializzazione e pedagogici agli adolescenti più indisciplinati. Significa creare problemi di nutrizione: basti pensare al ruolo della mensa per i bambini che vivono in situazioni di disagio». Parole chiare anche sul Recovery: «Nel Recovery c’è a disposizione molto cemento per le costruzioni e le pale eoliche, meno per quello che può evitare la disgregazione sociale. Piuttosto che concentrarsi sulla ripresa, quei fondi dovrebbero essere utilizzati per tenere insieme la società». Sulla patrimoniale questo il suo pensiero: «La parola patrimoniale è fuorviante, perché costringe a ragionare sul reddito dei singoli. I grandi ricchi devono spesso le loro fortune a tassazioni societarie molto basse. Non può essere più una singola nazione a risolvere il problema ma sì, la tassazione è sempre più regressiva e i grandi ricchi pagano poco. Non penso solo a quelli che guidano le big tech». Torna quindi sul  Recovery Fund. «Ci sono due strade per spendere quei soldi. La prima: fare appalti pubblici a sostegno degli investimenti. Ma le stazioni appaltanti sono ancora trentamila e non sono state ridotte: così rischiamo di non spendere o di farlo poco e male. L’altra possibilità è spingere sui trasferimenti».

Abstract articolo di Alessandra Barbera

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