BANCHI A ROTELLE: UNA STORIA SENZA LIETO FINE

Ci sono storie che finiscono bene e storie che finiscono male. Quella dei banchi a rotelle è iniziata malissimo e sta finendo nel peggiore dei modi: espulsi dalla classe e mandati in soffitta. L’ultima notizia al riguardo è quella che ha per protagonista l’assessore all’istruzione del Veneto Elena Donazzan, che nei giorni scorsi ha segnato un capitolo che farà andare su tutte le furie il ministro Lucia Azzolina.  Con una decisione destinata a scatenare una tempesta che allungherà di altre pagine la vicenda, l’assessore veneto ha eliminato da tutte le scuole della regione i banchi a rotelle. La motivazione? Fanno male alla schiena. Stando a quanto comunicato dall’amministratore veneto  addirittura ben la metà degli studenti avrebbe lamentato dolori alla schiena ed è a fronte delle numerose segnalazioni che sarebbe stata presa la decisione di ‘espulsione’ dei banchi a rotelle. Il provvedimento è stato annunciato non senza condire  la comunicazione con una critica al vetriolo per un provvedimento che fin dall’inizio appariva inadeguato, tanto che Donazzan ha tuonato: “Bocciamo pertanto interventi assurdi e poco salutari”. Una pioggia di critiche era piovuta sul governo sempre per i banchi a rotelle, per il ritardo nelle consegne. In tante scuole sono infatti arrivati con mesi di ritardo. Più in generale la critica era per la spesa ingente sostenuta. Ricordiamo che i banchi acquistati sono stati ben 2.013.656, ai quali vanno aggiunte 435.118 “sedute innovative con rotelle sottostanti”. Come si può immaginare, la cifra è da capogiro. Da più parti era stato fatto infatti notare che i soldi potevano essere investiti per interventi più necessari e forse, visti i numeri, qualche ragione a chi ha avanzato riserve potrebbe essere riconosciuta. Ai primi di gennaio il ministro Azzolina aveva difeso il provvedimento: “se le ricerche ci dicono che nella scuola c’è stato solo il 2 per cento dei focolai (come rivelato dall’Istituto Superiore di Sanità, ndr), forse è anche merito dei nuovi banchi, oltre che delle altre misure, che hanno permesso il distanziamento”. Un quadro che sinceramente ci sembra un tantino esageratamente ottimistico, visto che le cronache ci parlano di scuole che continueranno a restare chiuse anche nelle prossime settimane per l’alto numero di contagi. Rispetto al merito da riconoscere ai banchi ruotanti non abbiamo elementi per poterci esprimere ma facciamo notare che non ci risultino dimostrazioni da parte degli scienziati. Tornando al ministro, chissà come reagirà all’onta piovuta da quel del Veneto. Vogliamo manifestare la speranza che il litigio tra l’assessore del Veneto e Azzolina non determini un altro capitolo della storia costituito da un’ulteriore fonte di spreco: un sostanzioso e costoso studio per verificare l’incidenza dei banchi a rotelle sul contenimento dei contagi. Purtroppo anche in piena emergenza la sprecopoli nazionale ha continuato a dare il peggio di sé e non ci sarebbe da stupirsi. Ci mancherebbe solo che qualche studente si faccia male durante il nuovo sport in voga nelle scuole, gli autoscontri con i banchi a rotelle, per poi imbastire una bella causa per risarcimento danni al Ministero e saremmo a posto. Con tutto ciò, qui lo diciamo e qui lo neghiamo, quello degli autoscontri a rotelle resta l’unico capitolo simpatico di una storiaccia tutta italiana.

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