La più grande chiusura della scuola da marzo 2020

Fonte: il Manifesto –  4 marzo 2021

Con il nuovo Dpcm il numero degli studenti in didattica a distanza (Dad) nelle scuole di ogni ordine e grado raddoppierà. Dagli attuali oltre tre milioni a sei milioni in quattordici regioni su 20:  2 milioni e 700 mila bambini della scuola dell’infanzia e primaria, un milione e 200 mila alunni delle medie e 2 milioni e 300 mila studenti delle superiori. Dall’inizio della pandemia, fino ad oggi c’è stata una serrata delle scuole così vasta e forte: 3 alunni su 4 saranno in Dad a breve. (…) Comunque il criterio fissato dal governo per le chiusure delle scuole nelle zone gialle e arancioni nel caso di un contagio che supera i 250 casi per 100 mila abitanti potrebbe persino mettere un ordine nel caos provocato dalle autonomie differenziate create dalle regioni. Il Tar delle Marche ha respinto il ricorso presentato dal nodo locale del movimento «Priorità alla scuola» (Pas) contro il ritorno in Dad delle seconde e terze medie delle province di Ancona e Macerata. I giudici amministrativi hanno chiesto alla regione di rivalutare la situazione, «alla stregua della nuova disciplina e dell’evolversi dei rilievi epidemiologici» tenendo presente «la necessità di non penalizzare in via prevalente il diritto all’istruzione scolastica in presenza rispetto ad altri concomitanti fattori di rischio ambientale sicuramente maggiormente significativi per le stesse fasce d’età, allo stato non adeguatamente controllati e repressi». Ad esempio, i luoghi di ritrovo, gli ipermercati o luoghi di lavoro ad alto tasso di assembramenti. Questo aspetto decisivo è difficile da definire mancando un sistema di tracciamento dei contagi e una conoscenza dei dati specifica. In questo contesto ripartono le le proteste in tutto il paese. (…) La Dad in modalità virtuale sta provocando mal di pancia nella maxi-maggioranza. «Il Dpcm è una decisione paradossale, un pericolo passo indietro. Si chiudono le scuole, si lasciano aperti altri spazi di socializzazione, rischiando di diffondere ancora di più il virus» sostengono i deputati in commissione cultura. I paradossi erano gli stessi quando c’era il governo «Conte 2».

Abstract articolo di Roberto Ciccarelli

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