Polemiche sulla Dad dopo il Covid.

Fonte: La Stampa – 5 marzo 2021

La scuola «è presenza» ma ciò premesso la didattica a distanza «è un patrimonio che non può essere disperso»: così ha risposto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi alle perplessità espresse dalle sue affermazioni sulla didattica a distanza come «arricchimento» e «integrazione» anche della nuova scuola. Il ministro si oppone alle «guerre di religione» e invita tutti a imparare pure da questa emergenza per arrivare a un uso «più consapevole e competente anche degli strumenti informatici». «In linea di principio sono d’accordo – commenta Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi – la Dad va usata in modo intelligente ma nella gran parte dei casi è un’operazione ancora futuristica. La gran parte degli istituti non ha gli strumenti per poterla utilizzare come si dovrebbe». «È un modello che in modo intelligente può essere messo a disposizione della scuola del futuro senza sostituire la presenza», osserva Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl scuola. «Non deve essere uno strumento di ordinaria didattica ma uno strumento in più da aggiungere agli altri», spiega Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda. «Può essere utile ma è necessario che la didattica sia lasciata all’autonomia degli insegnanti e bisogna evitare che qualcuno voglia farci degli affari. La didattica digitale va regolamentata per tutelare la privacy e fornire la adeguate garanzie. È necessario un dibattito parlamentare, non una navigazione a vista come avviene ora», osserva Pino Turi, segretario generale della Uil scuola. Maggiore cautela dal movimento Priorità alla scuola: «Bisogna vedere come queste parole verranno attuate nella pratica. Per noi è essenziale che sia preponderante il rapporto umano, l’interazione», commenta Francesca Morpurgo. «Perché la scuola e le famiglie devono pagare per gli errori della politica?» si chiede Stefania Cecchetti, presidente del Comitato A Scuola: «I bambini più grandi sono a casa da un anno, siamo creando una generazione di disagiati. Da noi le scuole sono il capro espiatorio, ma ora la scusa non regge più». «I ragazzi e i professori non sono stati certamente a dormire durante la Dad ma c’è un gap educativo enorme che è peggiorato. La didattica a distanza non può essere la soluzione», avverte Luca Ianniello, rappresentante della Rete degli studenti medi. Intanto il ministro Bianchi ha firmato le ordinanze che riguardano gli esami di maturità (dal 16 giugno) e di terza media da tenersi entrambi senza scritti, con una prova orale e in presenza.

Abstract articolo di Flavia Amabile

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