Le decisioni contrastanti sulla possibilità che i figli dei medici e dei sanitari in genere possano frequentare la scuola in presenza

Fonte: Today Scuola – 9 marzo 2021

Le decisioni contrastanti sulla possibilità che i figli dei medici e dei sanitari in genere possano frequentare la scuola in presenza nelle zone rosse e arancione rafforzato fanno discutere. “Questo governo è qui e ora. Abbiamo discusso con tutti i presidenti delle giunte regionali, continuiamo a parlare con tutti” ha sottolineato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, intervenendo in Senato a un convegno promosso dalla senatrice Valeria Fedeli. “Abbiamo già pensato a interventi specifici per le autonomie scolastiche – ha aggiunto il ministro con riferimento al Pnnr – con la possibilità di disporre di risorse proprie, per poter gestire rapporti con le famiglie”, soprattutto per gli istituti tecnico-professionali e per il Sud. “Stiamo lavorando intensamente su questo piano di ragionamento”. Il qui e ora è infatti la terza ondata, che ci mette di fronte a criticità persino inattese. Una riguarda i figli di coloro che da un anno lavorano in prima linea contro il Covid. “Siamo sconcertati per il susseguirsi di decisioni contrastanti sulla possibilità per i figli dei medici, degli odontoiatri e dei sanitari in genere di poter frequentare la scuola in presenza. Avevamo chiesto un cambio di passo nelle organizzazioni sociali, che consentisse alle professioniste e ai professionisti di conciliare la vita lavorativa con quella familiare: proprio oggi, invece, i nostri figli trovano chiuse in molte regioni, e senza preavviso, le porte dei loro istituti scolastici” spiega Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), che esprime “amarezza” da parte della categoria per “il nuovo ‘pasticciaccio'” che coinvolge la scuola. Intanto il Nursind lancia l’appello perché la scuola in presenza, nelle zone rosse, siaa garantita anche ai figli del personale sanitario. “La categoria degli infermieri, che è costituita in larga parte da donne, infatti, non può trovarsi di fronte al vicolo cieco di dover continuare a lavorare al servizio della collettività nella lotta al Covid e vedersi costretta ad abbandonare i propri figli minorenni a casa” si legge nell’appello del Nursind lanciato al presidente del Consiglio Mario Draghi e ai ministri dell’Istruzione e della Salute Patrizio Bianchi e Roberto Speranza. “Mentre le più alte cariche istituzionali sottolineano la necessità di portare anche in Italia la parità di genere al livello della media europea – evidenzia Andrea Bottega, segretario nazionale del sindacato -, siamo costretti a denunciare l’ennesimo scollamento tra le belle parole e la cruda realtà dei fatti. Condividiamo e sosteniamo la richiesta d`aiuto che si sta levando in queste ore da parte delle infermiere madri che vivono in zona rossa. Chiediamo, quindi, al governo, un intervento tempestivo che allarghi anche ai figli del personale sanitario il perimetro delle categorie escluse dalla Dad”.

Abstract articolo di Redazione

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