I troppi “se” sulla scuola

“La variante inglese sta colpendo duro proprio nelle scuole. Non c’è un partito, un ministro o un governatore che voglia le scuole chiuse, ma dobbiamo prendere atto della realtà ed evitare altre vittime”: parole sacrosante queste del ministro degli Affari regionali e delle Autonomie Mariastella Gelmini. Peccato che studenti e insegnanti e, soprattutto, le famiglie, dopo un anno dall’inizio della pandemia pretendano di più. Ossia soluzioni concrete, lo stanziamento dei finanziamenti necessari e la copertura dei posti, in particolare per garantire il sostegno anche in dad dei ragazzi con problemi di apprendimento. Partendo da quest’ultimo campo, le recenti notizie non sembra che stiano promettendo niente di buono. Ancora oggi il sostegno non è assicurato da insegnanti specifici ma ricorrendo alle supplenze. I fondi stanziati per le baby sitter sono stati tagliati e. a quanto emerge dalle prime indiscrezioni, soltanto i genitori che rientrano nelle categorie protette potranno usufruire della nuova normativa  che riconoscerà il diritto al part time o all’aspettativa per seguire i figli costretti alla didattica a distanza. E così il ministro Gelmini è dovuta intervenire ieri anche sui bonus babysitter e sulla questione dei congedi.  “La cosa importante è che queste risorse siano retroattive, contestuali alle misure restrittive e che valgano anche per gli autonomi. Se serviranno altri soldi useremo il nuovo scostamento”, ha affermato. Il problema è che, se la retroattività riguarderà cifre così basse, c’è poco da stare rassicurati. Ma la dice lunga quel “se serviranno altri soldi”. Che non sia stato ancora capito che la maggior parte dei disagi oggi è dovuto dall’irrisorietà delle risorse destinate ai punti critici della scuola, ci fa davvero poco sperare.

Alberto Barelli

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