DIETROFRONT SUL PROLUNGAMENTO DELL’ANNO SCOLASTICO

E meno male che si pensava al prolungamento dell’anno scolastico. La novità delle ultime ore è invece che si pensa ad anticipare gli scrutini, addirittura iniziandoli prima della fine delle lezioni. Una novità assoluta, se si pensa che per permettere tale passo sarà necessario il pronunciamento del Consiglio superiore della pubblica amministrazione, dopodiché si tratterà di approvare una vera e propria delibera ministeriale. In ogni caso, anche per rendere possibile quest’ultima soluzione, le lezioni dovranno finire il 31 maggio. Tramonta così l’ipotesi di allungare di qualche settimana le lezioni per consentire di recuperare il più possibile il tempo perduto. Il fatto è che l’ipotesi di allungare l’anno scolastico, come ogni altra ipotesi e soluzione avanzata in questi mesi di pandemia aveva fatto discutere, trovando i suoi oppositori in primo luogo tra i dirigenti scolastici, alle prese con carenza di organico. Di fronte all’ipotesi di anticipare gli scrutini, ci permettiamo di avanzare questo interrogativo: non ci si poteva pensare prima, ottenendo così di evitare discussioni poi risultate inutili sull’impossibile prolungamento dell’anno scolastico? Altra domanda: ma in questo paese è troppo chiedere che si attuai quella parola evidentemente sconosciuta a chi ci governa, che si chiama programmazione? Intanto sul governo sono piovute ieri le critiche di Francesco Vaia, direttore sanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma. “Il governo deve risolvere i problemi non individuarli” ha saggiamente sottolineato Vaia. Il problema è che è inutile che vengano individuate le soluzioni – ammesso che ciò avvenga, perché l’esperienza ci dice che su questo fronte qualche dubbio è lecito – se non si sanno programmare, rendendole possibili e veramente efficaci.

Alberto Barelli

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