In cattedra con concorsi semplificati

Fonte: Sole 24 Ore – 17 maggio 2021
Abstract articolo di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Anche la scuola vedrà gli effetti dell’onda semplificatrice che si abbatterà di qui a poco sulla pubblica amministrazione italiana. E i primi a trarne benefici saranno gli aspiranti docenti.

Indipendentemente da come verrà affrontata la questione della stabilizzazione dei precari è ormai chiaro che i concorsi a cattedra verranno semplificati. Molto probabilmente già nel breve periodo. (…)
La soluzione sarà piuttosto articolata. Con le procedure ordinarie, vale a dire attingendo dalle graduatorie a esaurimento (le cosiddette “Gae”) e da quelle di merito dei vecchi concorsi, si punta ad assumere almeno 20mila docenti.

Altri 26-28mila ingressi dovrebbero riguardare i vincitori del concorso straordinario (riservato a precari con almeno 36 mesi di servizio), che il ministero dell’Istruzione conta di completare in estate. Si sta lavorando anche per assumere una quota di precari sul sostegno, che rappresenta l’urgenza nei posti scoperti e che sembrano più vicini alla stabilizzazione. A questo contingente il ministero dell’Istruzione punta ad aggiungerne un altro sui posti comuni. Quanto cospicuo lo si capirà al termine delle trattative con Mef e presidenza del Consiglio. Ma è difficile che si arrivi ai 60mila stabilizzandi proposti nelle settimane scorse. (…)

Del resto uno schema simile il Pnrr lo delinea pure per i futuri concorsi ordinari. Nel paragrafo dedicato alla riforma del reclutamento infatti il governo dice chiaramente che i concorsi a cattedra verranno semplificati. Come? Facendo una prima scrematura sulla base di titoli culturali, servizio svolto e prova computer based e formando una graduatoria di vincitori a cui assegnare i posti scoperti. L’anno di insegnamento sarebbe di fatto un training on the job che si concluderà con un test finale per la conferma in servizio sullo stesso posto assegnato, con l’obbligo di restarci tre anni.

Cronoprogramma alla mano, il rinnovamento scatterebbe per i concorsi banditi nel 2022. A meno che non si decidesse di accelerare e di applicare uno schema simile ai concorsi ordinari da 46mila cattedre che sono già stati banditi e hanno visto arrivare oltre 430mila domande. Chiaramente semplificandoli sulla base di una prova unica seguita da un periodo di prova, in linea con le nuove indicazioni dettate dal ministro della Pa, Renato Brunetta, e già sperimentate in altre amministrazioni.

Se si decide di correre – è il ragionamento dei tecnici dell’esecutivo – forse si riesce ad avere una quota di vincitori già per settembre. Evitando o limitando al massimo l’impatto della stabilizzazione-sanatoria di cui sopra.

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