19 milioni per il personale ATA: perché senza di loro la scuola semplicemente non funziona

Quando al telegiornale o sui social si parla di riforme scolastiche, l’attenzione finisce quasi sempre sui programmi, sui voti o sulle sparate della politica. C’è però una parte fondamentale del mondo della scuola che rimane sistematicamente nell’ombra, finché qualcosa non si rompe: il personale ATA. Parliamo dei collaboratori scolastici che ci accolgono all’ingresso, dei tecnici nei laboratori e di chi lavora in segreteria sommerso dalle carte. A settembre 2026 il Ministero ha sbloccato uno stanziamento straordinario di 19 milioni di euro destinati proprio agli Uffici Scolastici Regionali. L’obiettivo? Finanziare circa 700 incarichi temporanei per assistenti amministrativi, collaboratori e operatori. Non è una cifra caduta dal cielo per generosità, ma una risposta d’emergenza a un problema gigantesco: le conseguenze del cosiddetto ‘dimensionamento scolastico’.

Che cos’è il dimensionamento e perché sta facendo impazzire le segreterie

In parole povere, negli ultimi anni lo Stato ha accorpato tantissime scuole per risparmiare sui costi di gestione. Risultato? Oggi ci troviamo con mega-istituti che contano anche 10-12 plessi diversi, sparsi su comuni distinti, con oltre 1.800 studenti e centinaia di docenti da gestire. Un’unica segreteria centrale deve far quadrare i conti di una macchina enorme.
Se si prova a pensare a un caso concreto, come quello dell’Istituto Comprensivo ‘Valle del Tevere’. Immaginiamo tre vecchie scuole medie e cinque elementari di paesi vicini fuse insieme. La segreteria si trova improvvisamente a gestire i contratti di 200 professori, le supplenze brevi da coprire ogni mattina alle 7:30, i viaggi d’istruzione, le pratiche pensionistiche su piattaforme complesse come
Passweb e i fondi europei del PNRR. Se in quell’ufficio manca anche solo una persona, si va in cortocircuito: le supplenze non vengono pagate in tempo, i progetti si bloccano e la posta elettronica si accumula senza risposta.

Sicurezza, presenza e vita di tutti i giorni nei corridoi

Tuttavia, non è solo una questione di burocrazia. Nei plessi più staccati dal centro, se manca il collaboratore scolastico (quello che una volta chiamavamo bidello), l’edificio non può nemmeno aprire in sicurezza. Chi accoglie gli studenti con disabilità all’ingresso? Chi interviene se un ragazzo si fa male durante l’intervallo o se bisogna evacuare l’edificio per una simulazione antincendio?
Questi 19 milioni servono esattamente a evitare che le scuole periferiche vengano lasciate a se stesse. È un passo avanti, certo, ma ci ricorda quanto la scuola sia una comunità fatta di persone reali, dove ogni singolo ruolo è decisivo per far funzionare la giornata.

Sara Appolloni

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