Come si valutano i presidi? Il decreto sui 5 obiettivi e la richiesta di trasparenza dell’ANP

La figura chiave nella vita di qualsiasi istituto: il Dirigente Scolastico (quello che una volta chiamavamo preside). Con il Decreto Interdipartimentale n. 1879 del 7 agosto 2026, il Ministero ha avviato il nuovo ciclo di valutazione delle prestazioni dei dirigenti scolastici per l’A.S. 2026/2027. Dalla valutazione del loro lavoro dipende infatti una quota importante del loro stipendio (la retribuzione di risultato).

I Macro-Obiettivi del decreto

Il decreto fissa 5 Macro-Obiettivi nazionali e regionali:

1. Successo formativo e inclusione: Riduzione della dispersione scolastica, integrazione degli alunni con disabilita/BES e strategie concrete contro il bullismo e cyberbullismo.

2. Gestione delle risorse umane: Promozione di un clima scolastico positivo e valorizzazione del personale docente e ATA.

3. Rendicontazione PNRR: Rispetto rigoroso delle scadenze e trasparenza nella gestione dei bilanci europei.

4. Innovazione didattica: Effettiva trasformazione delle aule in spazi tecnologici e digitali moderni.

5. Relazioni con il territorio: Sinergia con Comuni, enti locali, associazioni e famiglie.

Le obiezioni dell’ANP: la valutazione deve essere trasparente, non una sorpresa a consuntivo

Sulla materia è intervenuta in modo molto fermo l’ANP (l’associazione maggioritaria dei presidi). I dirigenti dicono: ‘Siamo felicissimi di essere valutati sul merito e sui risultati, ma vogliamo sapere fin dal 1° settembre quali dati verranno usati, con quali algoritmi e su quali piattaforme’. La critica nasce dall’esperienza degli anni passati, quando molti presidi si sono visti valutare a fine anno scolastico sulla base di dati estratti da piattaforme ministeriali senza che nessuno avesse spiegato prima quali parametri fossero considerati decisivi. È come se un professore vi facesse fare un compito in classe senza avervi mai spiegato la materia e vi valutasse con un criterio segreto deciso a luglio.

L’impatto reale sulla vita della scuola: l’esempio del cyberbullismo

Facciamo un esempio pratico. Se l’obiettivo n. 1 riguarda il contrasto al cyberbullismo, il preside deve sapere con chiarezza fin da settembre se verrà valutato sul numero di segnalazioni gestite, sulle ore di formazione svolte con la Polizia Postale o sui questionari compilati dagli studenti. Conoscere le regole del gioco fin dall’inizio permette al dirigente di indirizzare il lavoro dei professori, degli psicologi e delle assemblee degli studenti verso risultati concreti e misurabili. Una scuola ben diretta, dove la leadership è trasparente e motivata, è il miglior ambiente possibile dove crescere e costruire il proprio futuro.

Sara Appolloni

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