Rispetto a vent’anni fa, il livello di conoscenza delle lingue straniere tra i giovani italiani è indubbiamente migliorato. La fruizione costante di serie tv in lingua originale, la musica internazionale e i social media hanno reso la lingua inglese un elemento naturale della quotidianità. Ciononostante, quando ci si sposta dall’ascolto informale all’utilizzo delle lingue in ambito accademico, come la produzione scritta o l’argomentazione, emergono ancora troppe insicurezze che collocano l’Italia indietro rispetto alla media dei Paesi del Nord Europa.
Il programma Erasmus+ ed eTwinning per le scuole
Un impulso straordinario al rinnovamento linguistico e culturale è arrivato dal potenziamento dei fondi europei destinati al programma Erasmus+ per le scuole secondarie. Non parliamo solo dei progetti universitari, ma delle mobilità brevi o di lungo termine rivolte agli studenti delle superiori e dei gemellaggi elettronici della piattaforma eTwinning. Trascorrere tre settimane o un intero quadrimestre fusi nella vita quotidiana di un liceo francese, spagnolo o tedesco rappresenta una lezione di vita ineguagliabile.
Un’esperienza che abbatte i pregiudizi e apre la mente
Partire a sedici o diciassette anni significa mettersi in gioco lontano dalla propria “comfort zone”, adattarsi a ritmi familiari differenti e confrontarsi con sistemi scolastici diversi. Quando tornano da queste esperienze, i ragazzi sono palesemente cambiati: più autonomi, capaci di risolvere piccoli problemi quotidiani e svincolati da pregiudizi culturali. L’Europa smette di essere un’entità burocratica lontana e diventa una casa comune abitata da coetanei con cui condividere sogni e preoccupazioni.
La piaga delle disuguaglianze economiche nell’accesso
Il grande nodo irrisolto riguarda l’accessibilità economica di queste opportunità. Sebbene i bandi europei prevedano borse di studio, queste spessissimo non coprono l’ totalità delle spese vive sostenute dalle famiglie (dai trasporti al vitto quotidiano). Il rischio concreto è che le mobilità all’estero o gli anni scolastici internazionali rimangano un privilegio riservato agli studenti provenienti da famiglie con redditi medio-alti, lasciando indietro chi avrebbe più bisogno di questa spinta emancipativa.
La scuola come vero ponte verso la cittadinanza europea
Garantire una reale copertura finanziaria per le mobilità internazionali, potenziare l’insegnamento con docenti madrelingua ed estendere la metodologia CLIL (l’insegnamento di una materia non linguistica in lingua straniera) fin dai primi anni degli istituti tecnici e professionali sono passi fondamentali. Proprio in questo modo la scuola pubblica potrà adempiere alla sua missione nobile: cancellare i confini della provenienza sociale e regalare a tutti i ragazzi un passaporto per il mondo.
Sara Appolloni




