SCUOLA: L’IMPERATIVO E’ RIDURRE IL PRECARIATO

Troppi anni di precariato prima di ottenere l’assegnazione di una cattedra a tempo indeterminato. Una condizione ben nota ma che è stata evidenziata in tutta la sua portata dalla recente indagine promossa da Indire.

2.200 INSEGNANTI COINVOLTI

Ben 2.200 sono i docenti che hanno risposto alle domande del questionario nell’ambito della ricerca promossa tra i neoassunti nell’anno scolastico 2022/23. In particolare lo scopo è stato quello di avere un giudizio in merito alla nuova piattaforma online utilizzata per inserire i dati dei neoassunti. Come è stato sottolineato dai promotori, la ricerca permetterà di avere una visione di insieme della situazione alla vigilia dell’avvio di nuovi concorsi e riforma del reclutamento con i nuovi percorsi da 60 e 30 CFU.

INSEGNANTI CON TANTI ANNI DI ESPERIENZA

Secondo i dati la maggior parte degli insegnanti ha una lunga esperienza alle spalle con anni e anni di supplenze. Oltre il 70% degli interpellati ha infatti dichiarato di insegnare già da minimo due anni. Ma nel 14% dei casi il neoassunto ha dichiarato di essere nel mondo della scuola da oltre 15 anni.

L’esperienza pre-ruolo è maggiore per i docenti della scuola dell’infanzia, con un’esperienza maggiore di 15 anni.

La maggior parte del campione possiede una laurea specialistica di nuovo ordinamento, mentre il 30,8% una laurea di vecchio ordinamento. Un dato, quest’ultimo, che conferma appunto la presenza di insegnanti precari da anni.

Quanto alla piattaforma Indire dedicata ai neoassunti, più del 60% dei docenti ritiene utile la redazione del Bilancio delle competenze. Il 60% dei docenti ha espresso un giudizio positivo, affermando di non avere avuto difficoltà nella compilazione del Bilancio.

Il 71,44% dei docenti reputa che le competenze descritte nell’attuale Bilancio iniziale rispecchino quelle richieste al docente.

L’83,92% degli insegnanti pensa sia utile la possibilità di compilare il proprio Bilancio delle competenze anche dopo il termine dell’anno di prova, ma solo il 65,33% continuerebbe ad usare la piattaforma esistente per la documentazione delle attività.

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