Rispetto a qualche decennio fa, la familiarità dei giovani italiani con le lingue straniere è indubbiamente cresciuta. Grazie alle serie tv in lingua originale, alla musica globale e alla navigazione quotidiana in rete, l’inglese è diventato uno sfondo acustico naturale per molti adolescenti. Tuttavia, quando si passa dall’ascolto informale alla produzione scritta autonoma o alla capacità di argomentare concetti complessi in un contesto accademico, emergono ancora troppe insicurezze che penalizzano il nostro sistema educativo rispetto a quello nordeuropeo.
La rivoluzione silenziosa dei progetti europei Erasmus+ nelle superiori
Un’occasione straordinaria di riscatto e di apertura culturale è rappresentata dal potenziamento dei bandi Erasmus+ e dei gemellaggi elettronici eTwinning dedicati alle scuole secondarie. Partire per un’esperienza di mobilità in un Paese europeo, anche per poche settimane o per un intero quadrimestre, significa immergersi in un sistema didattico differente, confrontarsi con coetanei di altre culture e abbattere i pregiudizi provinciali che spesso ci imprigionano.
Il muro invisibile delle disuguaglianze economiche nelle famiglie
Il grande nodo irrisolto di queste opportunità resta la loro accessibilità economica. Le borse di studio previste dai bandi europei, per quanto utili, non coprono quasi mai interamente le spese vive sostenute dalle famiglie, dai costi di viaggio alle assicurazioni e al vitto. Il rischio concreto è che l’esperienza internazionale si trasformi nell’ennesimo privilegio riservato agli studenti dei ceti più abbienti, escludendo chi avrebbe più bisogno di questa spinta emancipativa.
La scuola come passaporto universale per la cittadinanza europea
Garantire una copertura finanziaria pubblica e totale per le mobilità studentesche, potenziare la metodologia CLIL e inserire docenti madrelingua nei corsi curriculari sono passaggi obbligati per una scuola che voglia dirsi democratica. Abbattere le frontiere culturali e linguistiche significa regalare a tutti i ragazzi, indipendentemente dal reddito dei genitori, gli strumenti per sentirsi cittadini a pieno titolo di un’Europa unita.
Sara Appolloni




