L’università ibrida

Fonte: Il Sole 24 Ore – 7 ottobre 2020

La sfida è quella di integrare i supporti tecnologici nella cornice della convivenza umana, far circolare e fiorire il pensiero critico, l’approfondimento scientifico, la riflessione sul ruolo stesso delle istituzioni

Terminata la chiusura estiva caratterizzata dalla didattica online le università italiane ripartono con le lezioni in modalità blended: il docente tiene la lezione in aula soltanto a una parte degli studenti, mentre gli altri la seguono in streaming. Si tratta di una soluzione pensata per evitare il sovraffollamento in aula, che dovrebbe garantire il mantenimento della presenza fisica limitando allo stesso tempo la possibilità di contagio.

Così a inizio settembre le università sono state invase da esperti informatici che hanno attivato nelle aule postazioni per lo svolgimento delle lezioni a distanza. Contemporaneamente i docenti sono stati convocati per essere informati sulle nuove procedure da seguire. La reazione è stata varia, registrando posizioni diverse da parte di docenti più motivati e altri tra i quali è prevalsa la preoccupazione. Quello che è certo è che l’attività di insegnamento si presenta difficoltosa: provate a paragonare la lezione che Lévinas definirebbe “volto a volto”, a una lezione tenuta da un docente con mascherina, seduto davanti alla postazione telematica, che deve rivolgersi contemporaneamente a uno schermo e a una piccola platea di presenti. Sarà compito dei docenti individuare soluzioni creative per fare coesistere la convivenza umana con i supporti tecnologici. Noi siamo già in cattedra, con lo slogan “docenza con prudenza ma con presenza”.

Vittorio Lingiardi e Guido Giovanardi

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