Polemiche sul “Curriculum dello Studente” alla maturità

Il “curriculum dello studente” è stato introdotto dalla legge 107 del 2015 ed avrebbe dovuto entrare in vigore già nel 2017 ma, prorogato, entra in vigore quest’anno.

Si tratta di una certificazione da allegare al diploma che include le attività extrascolastiche svolte negli anni della scuola e le certificazione linguistiche ottenute dallo studente: in sede di esame viene presentato alla commissione che ne terrà conto nella valutazione, anche se non ha un peso in crediti. Superata la prova il documento sarà integrato con i risultati e con il diploma ufficiale e potrà essere usato per la ricerca del lavoro o per l’iscrizione all’università.

Il ministero all’Istruzione ha aperto una piattaforma per la sua compilazione, a cura delle scuole, mentre la parte delle attività “extra” – dai corsi di lingua, teatro, danza, fotografia allo sport, dalla musica ad attività di volontariato – deve essere compilata dagli studenti.

E qui si apre il dibattito: non si tratta anziché di mettere in risalto delle capacità dello studente di mettere invece in luce delle disuguaglianze sociali?

Osserva il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Un errore [..]soprattutto perché la logica che ispira questa scelta è quella favorire una cultura strisciante che scambia il merito degli studenti con la capacità di spesa sul mercato della formazione”. Voce critica è il sociologo dell’educazione dell’Università di Cagliari, Marco Pitzalis: “È l’apoteosi di una scuola borghese che non ha più vergogna di esserlo”. Quello che viene messo in luce sono le differenze di contesto familiare da cui provengono i ragazzi. “La sociologia ha ampiamente mostrato come le famiglie di classe media investano in attività esterne (corsi di musica, corsi di lingua, viaggi all’estero…) e facciano un lavoro educativo che produce i suoi effetti proprio nella realtà scolastica. Cinquanta anni fa, il sociologo Pierre Bourdieu mise in luce come tutte le qualità acquisite dagli studenti provenienti da famiglie con alto capitale culturale finissero per essere naturalizzate e considerate dagli insegnanti come un dono personale, e non come un’eredità. Bourdieu denunciò questa ideologia del dono”. In questo modo è come “istituzionalizzare e rendere definitive le disuguaglianze: ciò che hai fatto e ciò che non hai fatto per capacità o meno culturali o economiche della famiglia. Vi pare giusto?”.

Ilaria Montenegri

Fonte: La Repubblica.it

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