Università, in otto anni la fuga di cervelli è aumentata del 41,8%

Fonte: Corriere della Sera – 27 maggio 2021

Abstract articolo di Valentina Santarpia

In Italia la percentuale dei giovani laureati è aumentata costantemente durante l’ultimo decennio, ma resta comunque inferiore rispetto agli altri Paesi Ocse.

Un fenomeno, come sottolineava anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, «riconducibile sia alle persistenti difficoltà di entrata nel mercato del lavoro sia al fatto che la laurea non offre, come in area Ocse, possibilità d’impiego maggiori rispetto a quelle di chi ha un livello di istruzione inferiore». E le limitate prospettive occupazionali, con adeguata remunerazione,«spingono sempre più laureati a lasciare il Paese, con un aumento del +41,8% rispetto al 2013».

Emerge dal Rapporto sul sistema universitario 2021 della Corte dei Conti.

(…) secondo la magistratura contabile, è necessaria «un’opera di aggiornamento e completamento dell’attuale normativa per dare piena attuazione alla disciplina del diritto allo studio con la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e l’attivazione degli strumenti per l’incentivazione e la valorizzazione del merito studentesco».

Il report della Corte dei conti evidenzia quindi profili di criticità nell’ambito della ricerca scientifica in Italia, con particolare attenzione a quella del settore università: «nel periodo 2016-2019 l’investimento pubblico nella ricerca appare ancora sotto la media europea», mentre le attività di programmazione, finanziamento ed esecuzione delle ricerche si caratterizzano «per la complessità delle procedure seguite, la duplicazione di organismi di supporto, nonché per una non sufficiente chiarezza sui criteri di nomina dei rappresentanti accademici in seno ai suddetti organismi, tenuto conto della garanzia costituzionale di autonomia e indipendenza di cui all’art. 33 della Costituzione».

Risultano, poi, ancora poco sviluppati i programmi di istruzione e formazione professionale, le lauree professionalizzanti in edilizia e ambiente, energia e trasporti e ingegneria, «e mancano i laureati in discipline Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e questo incide negativamente sul tasso di occupazione».Ma anche sulla disponibilità di professori: non a caso il governo Draghi ha deciso di accelerare la procedura del concorso ordinario solo per i docenti di matematica, fisica e informatica, che sono le cattedre più scoperte.

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