Leggere i dati senza trionfalismo: i punteggi dell’Italia
A settembre 2026 sono usciti i tanto attesi dati del rapporto OCSE-PISA 2025, l’indagine che ogni tre anni misura la preparazione dei ragazzi di 15 anni in Lettura, Matematica e Scienze in tutto il mondo. Diciamolo subito: i risultati degli studenti italiani sono discreti e mostrano una capacità di tenuta che molti altri Paesi europei ci invidiano, specialmente dopo le sofferenze del periodo pandemico.
Nello specifico, l’Italia ha ottenuto:
- Scienze: 483 punti (superiore alla media OCSE di 482).
- Comprensione della lettura: 474 punti (nettamente sopra la media OCSE di 461).
- Matematica: 468 punti (sopra la media OCSE di 463).
Quello che i numeri medi non dicono: l’Italia spaccata a metà
Se ci fermiamo alla media matematica nazionale, potremmo darci una pacca sulla spalla e dire ‘bravi tutti’. Ma se andiamo a scavare dentro i dati, come hanno fatto giustamente i sindacati dei presidi (ANP), emerge la solita amara verità: l’Italia scolastica vive a due velocità. Le scuole del Nord-Est e del Nord-Ovest raggiungono vette da primato europeo (oltre 500 punti in scienze e lettura), mentre molte regioni del Mezzogiorno restano indietro di 30 o 40 punti. Non solo: c’è un divario enorme tra chi frequenta i Licei e chi è iscritto agli Istituti Professionali, dove quasi un ragazzo su tre fatica a comprendere appieno il significato di un testo lungo o a risolvere un problema matematico legato alla vita quotidiana.
Un esempio di riscatto grazie ai fondi contro la dispersione
Questa spaccatura non è una condanna inevitabile. Ci sono scuole al Sud che stanno facendo miracoli.
Prendiamo l’esempio di un istituto professionale di Foggia che ha usato i fondi del PNRR contro la dispersione scolastica (D.M. 170) non per fare lezioni frontali noiose, ma per creare piccoli gruppi di recupero tra pari (‘peer tutoring’). Gli studenti hanno imparato a leggere e analizzare articoli scientifici, grafici e infografiche sul clima. In un solo anno, il livello di comprensione del testo in quelle classi è salito del 25%.
La scuola pubblica deve servire esattamente a questo: essere un ascensore sociale che non lascia indietro nessuno, indipendentemente dalla città in cui si nasce o dal reddito della propria famiglia.
Sara Appolloni




