Nel corso del quarto incontro sulla trattativa contrattuale 2025-2027, è emerso con forza un tema per anni considerato un vero e proprio tabù: lo stress psicofisico e il rischio di burnout tra gli insegnanti e gli educatori. Far finta che insegnare sia un lavoro riposante solo perché ‘si hanno le vacanze estive’ è una menzogna ridicola smentita da tutti i dati scientifici.
L’insegnamento è una ‘helping profession’ fondata sulla relazione interpersonale continua con centinaia di adolescenti, bambine e famiglie, spesso in contesti di forte disagio sociale. Se a questo si aggiunge la burocrazia asfissiante, la gestione di classi sovraffollate e il costante precariato, il risultato è un tasso altissimo di logoramento emotivo e ansia cronica tra i docenti anziani.
Le proposte in discussione: Osservatorio sul Burnout e pensione anticipata
Per affrontare questa emergenza, l’Anief ha depositato all’ARAN una serie di proposte molto avanzate:
1. Osservatorio Nazionale sul Burnout: Un organismo paritetico Ministero-Sindacati che obblighi le scuole a monitorare lo stress lavoro-correlato con questionari anonimi e a fornire supporto psicologico gratuito al personale.
2. Pensione anticipata per lavoro gravoso: Riconoscere ufficialmente l’insegnamento tra i lavori usuranti/gravosi, permettendo il pensionamento anticipato senza penalizzazioni a 62 anni di età o con 35 anni di contributi, superando i paletti rigidi della Legge Fornero.
3. Pari diritti per i precari: Estendere ai docenti e ATA con contratto a tempo determinato i permessi retribuiti per studio o motivi personali (150 ore), il pagamento completo delle ferie e la Carta del Docente annuale da 500 euro per l’aggiornamento culturale.
Perché la salute dei professori riguarda direttamente noi studenti
Da studenti, ci capita a volte di scontrarci con professori nervosi, burnoutizzati, cinici o visibilmente esausti. Un insegnante che sta bene con se stesso, che non lavora nell’angoscia della precarietà economica e che si sente valorizzato dallo Stato è un docente più empatico, più paziente, più appassionato e capace di trasmettere l’amore per la conoscenza. Tutelare la salute psicofisica di chi lavora dietro la cattedra significa, in fin dei conti, garantire a noi ragazzi una scuola più umana e accogliente.
Sara Appolloni




